Storia

Una Fondazione per la scuola e per la città

Appunti per la storia della Fondazione Scolastica “Carlo Bocchi”, 

nel 260° anniversario della nascita del suo benefattore

di Antonio Giolo e Luigi Nardi

Il testamento Bocchi e l’avvio del Ginnasio

La Fondazione Scolastica “Carlo Bocchi” ha una lunga storia, una storia che si intreccia con quella del Ginnasio – Liceo Classico Bocchi e delle scuole superiori di Adria, e più in generale, con la storia della città. Non solo perché gli amministratori della Fondazione, per la maggior parte, ne sono stati sindaci, assessori e consiglieri comunali, ma anche perché, in particolare nell’ambito scolastico, essa ha dato un notevole contributo alla vita culturale, sociale e civile della città.

I 138 anni di vita della Bocchi non possono certo essere racchiusi in poche pagine; per questo parliamo di appunti, quasi un indice per future ricerche o per un libro tutto da scrivere. Appunti che scontano, come tutte le sintesi, limiti e qualche imprecisione. Proprio questa esigenza di concisione ha spinto gli autori più a descrivere i fatti che ad esprimere valutazioni critiche; riteniamo del resto che alcuni fatti parlino da soli.

La Fondazione ha il suo inizio nel 1874.

La storia però dell’eredità Bocchi non comincia in questo anno, ma molto prima. Il dottore e nobile Carlo Bocchi, di cui ricorre quest’anno il 260° anniversario della nascita, già 38 anni prima, nel 1836, aveva lasciato il suo patrimonio alla città per l’istituzione di uno “stabilimento di Educazione a speciale profitto dei miei concittadini”[1]; una scuola che doveva fungere anche da seminario.

Gli erano morti i due figli piccolissimi, entrambi a tre anni di età: Giovanni Battista, nel 1790, Anna Maria, nel 1791. Nel 1793 era deceduta pure la giovane moglie, Laura Molin[2], che Carlo aveva sposato nel 1785. Anche per questi motivi, ma soprattutto per l’attaccamento alla sua città, Carlo Bocchi aveva deciso di donare i suoi beni ad Adria, in cui aveva esercitato l’avvocatura, e della quale era stato anche Podestà dal 1811 al 1813.[3] Aveva ricoperto, inoltre, importanti incarichi come Vice-Prefetto, come Deputato alla Congregazione Centrale di Venezia (una specie di assessore regionale di oggi), dal 1815, per 9 anni, addetto alla Sezione delle Acque e delle Strade, esercitando anche la funzione di Pretore nella sua stessa casa.

L’Archivio comunale antico, il Liceo Bocchi e l’Archivio della Cattedrale conservano tantissimi manoscritti che documentano la sua attività che sconfinava anche a Ferrara, quando era stato nominato membro del Consiglio Dipartimentale della stessa città, e in altre province del Veneto.

Carlo Bocchi è morto due anni dopo la stesura del testamento, nel 1838.

Il Bocchi lasciava al Municipio di Adria 100 campi con case coloniche, la propria casa padronale, con gli edifici adiacenti e il giardino, l’”ortaglia” dove sono sorti il Liceo classico e le altre scuole. Un lascito enorme, che comprendeva campagne estesissime: Cengiaro, Cengiaretto, Fondi Boaria, Ampio e Amolara.

Praticamente tutto la vasta area su cui sono sorte l’Adriatica, il quartiere XXV Luglio, il plesso scolastico “Leonardo da Vinci”, l’area PEEP e l’Oratorio della Carbonara.

Molte proprietà, tutte quelle terriere, sono state vendute; ne diamo conto più avanti.

La prima sede del Ginnasio trovava collocazione nell’ex-Convento delle monache Agostiniane, soppresso nel 1810; si tratta dell’edificio che confina con la Chiesa della Tomba e che attualmente è adibito a sede dei Geometri.

Il Ginnasio Bocchi non è la prima scuola classica sorta ad Adria. Fino al 1821 ci fu un Ginnasio comunale con quattro classi, poi decaduto per i costi e per la poca considerazione del governo austriaco. Carlo Bocchi, nel 1813, da Podestà, aveva insediato una Commissione per la conduzione delle Scuole Pubbliche, ma evidentemente non era bastato a garantire la sopravvivenza di una scuola superiore. Ecco perché ha cercato di provvedervi con la sua donazione, che aveva quindi lo scopo di istituire una scuola superiore, per “offrire comodità ai concittadini e anche agli abitanti de’ vicini paesi di educare i loro figli, particolarmente per chi manca del mezzo di sostenere un maggior dispendio nell’educazione loro lontani da Adria”. Però il Bocchi intendeva anche agevolare il Vescovo Calcagno nella creazione di un Seminario presso la Cattedrale (per realizzare quanto previsto dalla Bolla Papale[6]) in modo da fornire agli ecclesiastici preparati l’occasione di impiegarsi nel loro territorio favorendo particolarmente l’educazione religiosa.

La Diocesi non si impegnò nella creazione di un seminario ad Adria, evidentemente le bastava quello esistente a Rovigo già dal 1600, ma non dimostrò grande interesse neppure per la realizzazione dello “stabilimento di educazione”. Il vescovo Calcagno, anche perché colpito da lunga malattia, lasciò le cose come stavano.

Si è adoperato, invece, con più decisione, mentre la sede vescovile era vacante, il Vicario Generale della Diocesi, Mons Procopio Luigi Biscioni, in accordo col Podestà, nob. dr. Gio.Batta Lupati.[7] Dopo un fitto scambio di proposte e di pareri tra autorità religiosa e autorità politica, si arrivò, nel 1841, all’istituzione del Ginnasio, col titolo di “Vescovile”, retto da un Prefetto di nomina ecclesiastica.

Nello stesso anno veniva eretta una lapide nel Ginnasio a ricordo di Carlo Bocchi.

Questo è il testo del monumento [8]

A Carlo Dottor Bocchi

Che sé e la terra natale illustrava

Per ufficio commendevole

Di patria carità singolare

Di ogni avito suo censo

Ai ben amati concittadini

Largitore munificentissimo

Nel giorno IV Novembre MDCCCXLI

Primo di questo che Ei volle sacrato

Alla Religione alle Lettere

Asilo pacifico

Il Municipio adriese

Interprete del pubblico voto

A debito di grata e solenne ricordanza.

Come si vede, un certo compromesso, tra Comune e Vescovo, è stato realizzato nella fase di avvio del Ginnasio, nel periodo della dominazione austriaca: la diocesi guidava il Ginnasio “Vescovile”, provvedendo alla nomina del Prefetto (preside), mantenuto dal Canonicato, pagato con i beni del Bocchi, il Comune amministrava tale patrimonio, pagando i docenti e sostenendo le spese di gestione.

Sul governo del Ginnasio, però, presto si arrivò a una controversia, che si prolungò in una assai lunga contesa.

Perché? Perché già nel testo del testamento, citato, era presente l’ambiguità tra lo “stabilimento di educazione” e il “seminario”, come del resto c’è il doppio scopo sulla lapide riportata sopra, di “religione” e “lettere”. Doveva essere un istituto religioso o una scuola superiore?

Il Bocchi, forse per cautelarsi rispetto ad un uso improprio delle sue sostanze, nel caso non si realizzasse subito la scuola che lui voleva fosse istituita, aveva nominato “erede proprietario di tutto… la Congregazione Municipale, ma sempre per lo scopo della detta istituzione di questo stabilimento di educazione”; egli aveva, inoltre, individuato per l’esecuzione delle sue volontà anche alcune persone di sua fiducia: Giuseppe Tretti, Sante Baruffaldi, Giuseppe Dominato, Alessandro Donà e l’arciprete della Cattedrale.

C’era, perciò, nelle ultime disposizioni del Bocchi, un intreccio di compiti e di competenze tra potere religioso e potere politico, che rispondeva del resto alla personalità del Bocchi e allo spirito del tempo, ma che ha poi determinato un conflitto durato diversi decenni. Entrambi, infatti, Chiesa e Comune, avevano motivo per rivendicare la gestione del Ginnasio.

Si può ipotizzare, col senno di poi, che questo conflitto fra le due autorità abbia permesso al Lascito Bocchi di arrivare fino a noi.

Il primo Prefetto del Ginnasio è stato Pietro Colli, che sarà poi vescovo di Adria nel 1867/68. Anche Emmanuele Kaubeck, che diresse successivamente il Ginnasio, diverrà vescovo dal 1871 al 1877.

La chiesa adriese, perciò, si era impegnata ai massimi livelli nella gestione del nuovo istituto. Però non mancarono presto i contrasti, per le resistenze della direzione del Ginnasio nell’applicazione dei provvedimenti scolastici dell’Imperial Regio Governo Austriaco, emanati nel 1853; di fronte alla richiesta governativa di adeguamento di tutte le scuole alle norme dello Stato, il vescovo di Adria, Giacomo Bignotti, si rifiutò di adottare la nuova riforma e il Ginnasio rimase privato.

Il dissidio fra autorità religiosa e autorità civile si fece insanabile con la formazione dello Stato Unitario. La nuova classe dirigente italiana, impregnata di cultura laica, quando non anticlericale, mal sopportava un Ginnasio ad impronta ecclesiastica, che non aveva riconoscimento statale e quindi non rilasciava diplomi pubblici[9].

Nel 1867, il Comune si rivolse al Ministero della Pubblica Istruzione, che allora aveva sede a Firenze, ottenendo un parere sfavorevole.

Su richiesta del Municipio, intanto, nel 1868 il Ginnasio di Adria era stato riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione “Ente Morale”.

Il Comune fece una ulteriore memoria per il Ministero, ottenendo questa volta una decisione più vicina alla propria posizione. Si arrivò a licenziare i docenti poiché non i linea con le disposizioni governative, fra le proteste del vescovo di Adria. Il Ginnasio fu addirittura chiuso e riaperto nel 1874 con professori approvati dal Ministero.

1874, nascita della Fondazione e trasformazione del Ginnasio

In tale contesto, piuttosto agitato, nel 1874, col Decreto Regio n. 1891 del 16 aprile, fu istituita la Fondazione Scolastica “Carlo Bocchi”, governata da una Deputazione di tre persone: una nominata dal Prefetto di Rovigo, la seconda dal Vescovo e la terza dalla Giunta Municipale. Il Regolamento della Deputazione, costituita per l’amministrazione e il governo della Fondazione, fu proposto dai “deputati” Angelo dott. Vianello e Alfonso cav. Turri, senza l’apporto di Mons. Giuseppe Vidale, poiché, fin dalla prima seduta, egli aveva “rifiutato di prestare il suo concorso alla compilazione del Regolamento” e anzi aveva “rimessa una protesta dell’Ill.mo Mons. Kaubeck”[10]. Il Regolamento, approvato dal Ministero della Pubblica Istruzione, stabiliva, all’art. 3, che “La Deputazione è investita di tutte le attribuzioni che per l’addietro erano esercitate esclusivamente dal Diocesano, e dalla Giunta Municipale di Adria”. Il vescovo si sentì espropriato delle sue prerogative e, non solo rinunciò in seguito a nominare il suo deputato, ma anche promosse una lite, nel 1876, per dichiarare la non competenza della Deputazione, e neppure del Governo, ma solo della Sede Vescovile di Adria nella gestione del Ginnasio Vescovile, “al quale appartenevano le rendite Bocchi, per il suo mantenimento, secondo lo scopo prefissato dal testatore”. Il rappresentante del Vescovo perciò fu in seguito nominato d’ufficio dal Ministero.

Il Regolamento stabiliva, ancora, che “La Deputazione nomina il personale insegnante del Ginnasio civico Bocchi” secondo le norme della Legge Casati; i docenti titolari dovevano essere approvati dal Regio Provveditore e confermati dal Ministero. La loro assunzione avveniva per concorso e dovevano possedere i titoli necessari. Il pagamento era a carico della Fondazione.

Nel 1877 il Ginnasio viene pareggiato ai Ginnasi statali.

In questi anni è la Deputazione a gestire direttamente il Ginnasio Bocchi fino a quando diventa “governativo”, attraverso la Convenzione del 1888 tra il Ministero della Pubblica Istruzione, rappresentato dal Comm. Filippo Mariotti, Sottosegretario di Stato, e il Municipio di Adria, nella persona dell’avv. cav. Federico Bottoni (che in quel periodo era anche presidente della Fondazione). La convenzione prevede che le spese per “gli stipendi e le indennità del personale dirigente ed insegnante e agli inservienti” siano a carico del Governo, mentre “le spese del locale e del materiale scientifico e non scientifico” siano di competenza del Municipio. Il Comune si impegna, però, anche a concorrere alle spese del Governo per gli stipendi, versando annualmente 11.150 lire. Le tasse di iscrizione degli alunni sarebbero state incamerate dallo Stato.[11]

Dal 1888 il Ginnasio rimane sempre governativo.

Cambiamenti nel patrimonio dal 1874 al 1902

In questo periodo il patrimonio immobiliare della Fondazione subisce alcune variazioni; ci limitiamo a segnalare quelle più significative.

Nel 1882 viene espropriata all’Ente la porzione di terreno su cui sarà costruito un tratto della ferrovia Adria – Chioggia.

L’anno successivo, il 1883, viene ceduta al Comune, in enfiteusi perpetua, l’area per la costruzione dell’Asilo Infantile Comunale, “Gregnanin” di Via Dante.

La Deputazione si trova a dover far fronte ai danni ai suoi fabbricati, provocati dalle inondazioni dell’Adige del 1882: nel 1884 ottiene un prestito di 15.000 lire dalla Amministrazione provinciale di Rovigo, come mutuo ventennale per restaurare le abitazioni.

Il 24 maggio del 1885, la Deputazione decide la demolizione in Piazza delle Erbe di un edificio esistente e la costruzione di un fabbricato ad uso dell’Ufficio Postale, su progetto dell’ing. Teobaldo Fidora; il Presidente, Federico Bottoni, stipula allo scopo un contratto con la ditta di Forzato Antonio. Nel 1891 l’edificio delle Poste viene prolungato verso Sud. L’Ufficio Postale rimarrà in quella sede per un secolo, fino al 1996, quando si trasferirà in piazza Cavour, e il fabbricato sarà affittato alla Banca di credito cooperativo della Cattedrale.

Dal 1886 in Piazza delle Erbe vengono aperti un Caffè e uno Studio professionale.

Due anni dopo la Fondazione viene interessata all’acquisto del Museo Bocchi (museo civico, con reperti archeologici, archivio, ecc.), poiché il testamento olografo del prof. Francesco Bocchi aveva lasciato “sub conditione” il museo “al Municipio di Adria e al Ginnasio, per una somma non inferiore a lire 40.000, a carico dei legatari uniti o dell’unico legatario che accetti”[12]; la Deputazione, poiché non ha i mezzi necessari, il 20.11.1888, decide di rinunciare all’acquisto e di interessare il Comune (che acquisterà il museo Bocchi nel 1904). Quando poi, nel 1930, si avvia lo spostamento del Museo Archeologico dall’aula magna dell’attuale Istituto Badini al Palazzo Cordella, vicino al Comune, la Fondazione corrisponde al Comune 25.000 lire “quale concorso nella spesa di arredamento del Museo civico per incremento della biblioteca e per gli altri oggetti d’arte da collocarsi nella nuova sede del Museo stesso”.

Il Palazzo Bocchi, dal 1888, è stato affittato al Comune come sede della Pretura, dopo lavori di adattamento; rimarrà Ufficio della Pretura fino al 1980.

Il Palazzo è stato a lungo anche sede delle Imposte Dirette, del Catasto e dell’Ufficio Registro, a partire dal 1902.

La Fondazione dal 1902 al 1974

Il Regio Decreto del 20 dicembre 1902 porta a 4 il numero dei componenti la Deputazione amministrativa della Fondazione: due proposti dal Prefetto della Provincia di Rovigo, uno dal Vescovo e uno dal Comune; il Ministero si riserva la nomina del Presidente, scelto fra i due proposti dal Prefetto.

Il Vescovo continua a ribadire la sua contrarietà alla nomina del suo rappresentante in quanto, indicando un nominativo, “potrebbe pregiudicare i diritti di questo Ordinariato”[13].

Troviamo, però, successivamente una minore rigidità, visto che il 26 aprile 1918 il vescovo Anselmo Rizzi nomina proprio rappresentante nel Consiglio di Amministrazione l’avv. cav. Angelo Rocchi. Infatti, soltanto dopo il 1918, riscontriamo che la Deputazione è al completo con i suoi quattro componenti.

L’incremento degli edifici scolastici in questo periodo

Al momento della nascita il Ginnasio era in Via Francesco Bocchi, nell’edificio ora occupato dalla sezione Geometri dell’I.T.S.C.G. “G. Maddalena”.

La prima sede, però, all’inizio del 1900, comincia a rivelarsi insufficiente; s’impone l’esigenza di nuovi spazi scolastici per l’”istituenda” Scuola Tecnica. Proprio per far spazio ad essa vengono eseguiti nel 1910 alcuni lavori di adattamento del primo piano del Ginnasio[14], con l’impegno del Comune a versare alla Deputazione un canone d’affitto.  Nel 1913 sorge anche il Regio Corso Magistrale[15].

Proprio in tale anno, su progetto dell’ing. Ferruccio Fidora, si procede all’”ampliamento e alla sistemazione ulteriore del fabbricato per il r. (regio) Ginnasio e la Scuola Tecnica”.

Nel 1916 viene venduta dalla Fondazione al Comune, per 2.080 lire, l’area di mq 1300, in cui l’Amministrazione comunale realizza la costruzione della parte centrale del Ginnasio, avendo ottenuto allo scopo dalla Cassa Depositi e Prestiti un mutuo, a zero interessi, di 90.000 lire nel 1915, che diventeranno 180.000 nel 1920.

Il nuovo edificio scolastico viene costruito in pochi mesi e nell’anno scolastico 1916/17 la nuova sede è già pronta e disponibile ad ospitare le classi del Ginnasio. Siamo in piena prima guerra mondiale e il nuovo edificio viene perciò usato da una “sezione dell’Ospedale da Campo 206”; in piazza Groto la Deputazione concede alcuni locali per “il laboratorio degli indumenti militari”.

Nel 1933 al Ginnasio si affianca il Liceo Classico, completando perciò la formazione superiore degli studenti. Questa estensione del corso di studi rende inadeguato l’edificio scolastico e quindi nel 1933 viene approvato il progetto dell’arch. Giambattista Scarpari per l’ampliamento della scuola. La costruzione, questa volta, è a spese della Fondazione: si tratta dell’ala est che dà sulla piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa; il fabbricato viene realizzato in sintonia col precedente disegno architettonico dell’ing. Ferruccio Fidora. La spesa si aggira sulle 200.000 lire.

Le scuole, però, vivono le vicende della vita civile e della guerra e, nel 1944, sia i locali del Liceo che quelli dell’Avviamento Professionale (ora Geometri) sono requisiti dal Comando Germanico, per ospitare un ospedale della Croce Rossa tedesca: vengono trasferite presso le Suore Servite alcune classi, insieme ai materiali didattici.

Nel 1945 gli edifici della Fondazione, particolarmente i tetti, subiscono diversi danni per i bombardamenti aerei; finita la guerra viene chiesto al Governo un risarcimento, che verrà erogato solo nel 1968, nella misura di 200.000 lire.

La Fondazione non si occupa soltanto del Ginnasio e del Liceo classico, ma ha anche ospitato nei suoi locali e ha sostenuto, con le sue risorse finanziarie, altri istituti superiori: il Regio Corso Magistrale e l’Istituto Magistrale, la Scuola Tecnica, la Scuola Complementare[16], la Scuola di Avviamento Professionale[17], l’Istituto per Ragionieri e il Liceo Scientifico.

Nel 1948, su pressione dei proff. Antonio Maddalena, preside del Ginnasio-Liceo, e Luigi Turatti, preside dell’Avviamento Professionale, viene deliberata dalla Deputazione la costruzione della nuova ala del Liceo (la parte rossa, quella che collega l’attuale sede dei Geometri con la sede centrale del Liceo Bocchi), che viene destinata a sede dell’Istituto Tecnico Commerciale “Bocchi”.

Questo edificio scolastico, costato alla Fondazione sui 10 milioni, è l’unico ancora di sua proprietà e concesso in locazione all’Amministrazione Provinciale per ospitare una sezione del Liceo “C. Bocchi”.

Nell’archivio della Fondazione sono presenti anche diversi progetti poi non realizzati: nel 1964 essa aveva chiesto al Ministero un finanziamento per la costruzione, su disegno dell’ing. Gianfranco Scarpari, di una palestra, al servizio del Liceo classico e del Liceo Scientifico, nell’attuale parcheggio di Piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa; nel 1973, è stato predisposto, sempre dall’ing. Scarpari, anche un progetto di ampliamento verso Est del Liceo, che avrebbe occupato buona parte della stessa Piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa. La nuova ala dell’edificio, con dieci nuove aule, avrebbe dovuto ospitare il Liceo Scientifico. La spesa prevista era di 116 milioni, cui doveva provvedere la Deputazione, con l’apporto di 42 milioni da parte dell’Amministrazione Provinciale di Rovigo. Sebbene il progetto fosse stato già approvato, la Provincia ha optato per un’altra sede per lo Scientifico, nella villa vicino alla Stazione Ferroviaria, e, pagato il progettista, il disegno, come il precedente, è rimasto nei cassetti della sede della Deputazione.

L’ evoluzione del patrimonio della Fondazione

Anche gli edifici e le molteplici proprietà terriere dell’Ente, in questo periodo, hanno conosciuto notevoli cambiamenti.

La parte centrale del lungo edificio che dà su piazza Grotto, oggi di proprietà di Bancadria, fino al 1925 è stato sede del Caffè Nazionale; il piano superiore, dal 1919, era stato concesso in affitto alla Banca Agricola di Rovigo, che nel 1926 si è fusa con la Cassa di Risparmio di Rovigo e che nel 1925, appunto, ha acquistato tutto l’edificio, sia il piano superiore sia quello terreno, dove c’era il Caffè Nazionale. Successivamente si realizzò la “creazione dell’Istituto Interprovinciale della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con sede centrale a Padova”.[18]

Infatti nel 1927 la Cassa di Risparmio di Rovigo risulta “federata” con la Cassa di Risparmio di Padova e il 5 maggio del 1928 viene stipulata una Convenzione tra la Fondazione e la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, riguardante sia l’edificio della banca (ex- Banca Popolare Cooperativa) a sud del Palazzo Bocchi, sia il fabbricato in Piazza Groto (ex- Banca Agricola), per risolvere i problemi della sistemazione dei tetti degli edifici e lo scarico delle acque.

Nella piazzetta retrostante il Bar Centrale e Bancadria, tuttora di proprietà della Fondazione, mentre nel 1914 era stato progettato un fabbricato ad uso “Borsa”, in comunicazione col Caffè Nazionale, poi non realizzato, negli anni 1922/25 si pensava di collocare il mercato coperto “degli erbaggi”. L’arch. Giambattista Scarpari aveva anche predisposto il progetto.

Si pensava di costruire o una tettoia di m. 17 x 14, in stile liberty, o una serie di piccole pensiline; il costo sarebbe stato di 80.000 lire nel primo caso, di 65.000 nel secondo. Poi, nel 1924, è cambiata l’amministrazione e il nuovo Presidente, Carlo Ramello, con una lunga relazione spiegava i motivi della rinuncia al progetto: spesa eccessiva e fuorviante rispetto alle finalità dell’Ente, spazio troppo ridotto, ecc. Si optò per la pavimentazione della piazzetta; scelta meno onerosa e meno impegnativa, che consentiva comunque il suo uso per il mercato, eventualmente utilizzando un “ombrellone per le erbaiole”.

Nel 1932 viene espropriata la parte del terreno della Fondazione necessaria per la realizzazione della ferrovia Adria – Ariano Polesine; questo rilevato ferroviario spacca in due tronconi il “Fondo Ampio”, terreno agricolo di notevole estensione.

Il Consorzio Agrario Cooperativo della Provincia di Rovigo, nel 1937, ottiene in uso dalla Fondazione l’area sud di Via Ruzzina per l’esposizione di merci e macchine; il Consorzio viene anche autorizzato alla costruzione di una struttura in legno e in muratura allo scopo.

Con la delibera del 31 gennaio 1938, la Deputazione vende al Comune un’area di 10.190 mq del Fondo Ampio per la somma di 20.380,00 lire per la costruzione di “case popolarissime” (quartiere “XXV Luglio”, allora “XXIII marzo”)[19]. In una successiva seduta della Deputazione, del 3 luglio 1939, si stabilisce la vendita al Comune di un’ulteriore area di 10.073 mq per la erezione di altre “casette popolarissime”, per alloggiarvi gli sfrattandi di S. Michele (29 settembre); la costruzione avverrà solo alcuni anni dopo, grazie al contributo concesso dal Duce di lire 400 mila[20]. Anche il pagamento dell’area da parte del Comune arriverà soltanto, nel 1944, con una aggiunta, alla somma iniziale di 24.175,20 lire, degli interessi, per lire 6043,75.

Nel 1948 vengono affittati alla Cassa Rurale ed Artigiana della Cattedrale alcuni uffici del Palazzo Bocchi. Nello stesso anno si ha la cessione, per 300.000 lire, di 89 mq del cortile del Fabbricato alla Cassa di Risparmio, per l’ampliamento della sede.

Il 26 giugno 1953 viene venduta, per 800.000 lire, a Mons. Pietro Mazzocco, che agisce per conto della Società “Giacomo Sichirollo”, l’area di 2.000 mq del terreno del Fondo Ampio, in cui sorgerà l’Oratorio di Carbonara; la somma viene investita in Buoni del Tesoro, come avviene anche per altri introiti ricavati dalle vendite.

Con contratto del 16 aprile 1959 sono cedute al Comune due aree per la costruzione di due scuole elementari: un’area di mq 600, in località Amolara, e l’altra di mq 500, in località Cinghiaretto, per la somma complessiva di 320.000 lire.

La Fondazione, nel 1961, vende al Parroco della Tomba, padre Basilio da Montecchio, un relitto di terreno di mq 49, che era parte del cortile del Liceo, per “deposito scanni”, al prezzo di 34.300 lire. Altre aree di piccole dimensioni, attigue al Ginnasio e necessarie alla Chiesa della Tomba, sono state cedute in vari periodi, sia precedenti sia successivi; ad esempio nel 1894 erano stati ceduti 159 mq per “allargamento” della chiesa.

Con delibera del 29 dicembre del 1959 la Deputazione aveva stabilito la vendita, alla Società Finanziaria Methana di Padova, di ettari 36 del Podere “Cinghiaretto”, al prezzo di Lire 1.100.000 per ettaro, a condizione che fosse costruito uno stabilimento industriale, pena l’annullamento del contratto di vendita.

Dato che, tre anni dopo, la stessa area è stata venduta alla Cooperativa Adriatica, sebbene non si trovi alcuna documentazione in merito all’esito della precedente alienazione, deduciamo che il contratto con la società Mathana non sia stato perfezionato.

Con un atto del 5 aprile 1962, infatti, l’Ente vendeva a “L’Adriatica” – Società Cooperativa Produttori Latte Basso Polesine – la tenuta denominata “Cinghiaretto” costituita dai poderi “Cenghiaro”, “Ortaglia Superiore al Cengiaro”, “Ortaglia Inferiore al Cengiaro” della superficie complessiva di ettari 36, per 43 milioni di lire.

Il Consiglio di Amministrazione si riproponeva, in data 9 maggio 1962, di impiegare la somma riscossa nell’acquisto di un fondo di ettari 33, denominato “Passetto”, in località Passetto di Adria, al costo complessivo di 37 milioni. Anche questa decisione, come la precedente, otteneva il parere favorevole del Provveditorato, che sollecitava il Ministero della Pubblica Istruzione ad autorizzare l’acquisto per non compromettere la trattativa. Il Ministero chiedeva una perizia di stima alla Fondazione sulla proprietà da acquistare. La stima veniva inviata in data 7 agosto dello stesso anno e l’UTE esprimeva parere di “congruità” del prezzo. L’autorizzazione del Ministero però non arrivava, perché esso chiedeva che prima fosse rinnovato il Consiglio di Amministrazione. Il proprietario del Fondo Passetto, stanco di aspettare, in data 2 febbraio 1963, rompe la trattativa e l’acquisto sfuma. I soldi vengono impegnati in buoni del tesoro.

Per la vendita di alcuni beni il Ministero della P. I. (in quel periodo competente per la vigilanza sull’operato dell’Ente), attraverso un ispettore, comunica che alcune scelte sono state “compiute affrettatamente” con la conseguenza di una diminuzione del patrimonio dell’Istituzione. Pertanto non approva il deposito della somma in Cassa di Risparmio, ma suggerisce di acquistare altro terreno.

Nel 1974 (delibera n. 287) viene autorizzata un’altra vendita al Comune di un’area di mq. 2076, adiacente al Villaggio XXV Luglio (foglio n. 40, mappale n. 300) per 934.200 lire, a vantaggio della Scuola elementare “Leonardo da Vinci”.

Il Commissariamento: 1974 – 1991

La Fondazione per quasi vent’anni, dal 1974 al 1991, è stata commissariata. Le motivazioni sono piuttosto complesse e riguardano sia i rilievi del Ministero in ordine alla regolarità nella gestione amministrativa, sia le difficoltà di rinnovo del Consiglio di Amministrazione e del suo presidente.

Con lettera al Ministero, il Provveditore agli Studi, il 28 aprile 1970, aveva proposto un’ispezione, non tanto per un controllo contabile, quanto per “esaminare in loco con l’assistenza del sottoscritto tutti gli aspetti giuridici e di fatto della Fondazione onde indurre la Deputazione a perfezionare il nuovo Statuto secondo le direttive ministeriali”.

L’ispezione ministeriale, effettuata dal dott. Sciaraffia, confermò le perplessità ministeriali sulla gestione amministrativa della Fondazione

Il 4 dicembre 1973 il Presidente della Provincia di Rovigo inoltrò al Ministero la domanda per il Commissariamento della Fondazione.

Lo stesso Presidente della Deputazione, avv. Gino Guarnieri, che si era dimesso il 17 aprile 1973, sollecitava, con una lettera del 18 luglio 1974, la nomina di un Commissario “perché soltanto l’Amministrazione Commissariale può esperire le azioni giudiziali che saranno necessarie ai fini della tutela del patrimonio immobiliare (specialmente terreni) della Fondazione stessa”. Il Presidente, del resto, secondo il parere del Provveditore, aveva messo in atto solo in parte le richieste dell’ispettore ministeriale, “perché è del luogo” e quindi il Provveditore stesso suggeriva la nomina di un Commissario non di Adria “ai fini di una normalizzazione del funzionamento della Fondazione”.

I problemi di gestione erano inerenti alla necessità di definire la situazione patrimoniale, in merito alla vendita dei terreni, al reimpiego delle somme ricavate e alla conduzione della vertenza col Comune per il pagamento dei fitti arretrati. Si imponeva, inoltre l’esigenza di elaborare un nuovo Statuto, rispondente alla nuova situazione.

Si arriva, quindi, al Commissariamento: il Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione, Alberto Bemporad nomina Commissario Straordinario con decorrenza dal 1 dicembre 1974 il Primo Dirigente della Ragioneria dello Stato di Rovigo, Rag. Silvio Marzola, “con l’incarico di provvedere alla elaborazione di un nuovo Statuto della Fondazione e di procedere alla regolarizzazione della sua gestione, nonché di curare gli altri affari correnti”, come recita il Decreto ministeriale di nomina.

Il bisogno di rinnovare lo Statuto era un’esigenza molto sentita, quasi un “tormentone”, cui accenneremo più avanti, con numerose proposte avanzate dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione prima, dal Commissario poi, interloquite dal Consiglio Comunale, dal Provveditorato agli Studi, dal Ministero della P.I. e dalla Regione Veneto.

I Commissari, pur operando per conservare il patrimonio dell’Ente, continuano ad alienare aree ed edifici. Seguono anche la prassi, suggerita dal Ministero e inaugurata dal Consiglio di Amministrazione alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, di erogare Borse di studio agli studenti e di concedere dei contributi ad alunni in disagiate condizioni economiche.

Il 20/10/1976, il Commissario dà attuazione alla delibera del precedente consiglio di amministrazione, cedendo al Comune l’area necessaria per l’ampliamento dell’edificio scolastico Leonardo da Vinci.

Due aree del Fondo Ampio, espropriate dal Comune, dopo la loro occupazione d’urgenza per la costruzione di Edilizia Economica e Popolare, nel 1978, sono cedute volontariamente al Comune: una di mq. 42.722, per 47 milioni di lire, l’altra, di mq. 3.748, per 3 milioni.

Un’altra area più piccola, di 1.151 mq, viene data, anch’essa “volontariamente”, nel 1981 al Comune espropriante, per la realizzazione dell’impianto di sollevamento (fognatura) vicino al Borgo XXV Luglio.

Vista la condizione di fatiscenza della scuola, allora sede dell’Istituto Professionale per il Commercio, ora Istituto Geometri, e di fronte alla difficoltà per la Deputazione di provvedere al restauro, il Commissario nel 1988 vende all’Amministrazione Provinciale, per 265 milioni, l’edificio, che poi viene ristrutturato dalla Provincia stessa.

Il Commissario non si limita a vendere terreni e edifici, ma nel 1989 acquista diversi uffici nel Condominio di Corso Mazzini, accanto alla Pretura, spendendo ben 722 milioni, reimpiegando, in tal modo, le somme ricavate dalla vendita della prima sede del Ginnasio e altre risorse della Fondazione: gli uffici saranno, in seguito, affittati all’Ulss 19 e al Comune.

I locali del Palazzo Bocchi, precedentemente utilizzati dalla Pretura, vengono affittati, dal 1981, ad una Scuola Odontotecnica privata, Istituto Berna, dopo consistenti lavori di manutenzione; all’Istituto Berna subentra poi l’Istituto Michelangelo che occupa i locali fino al 1988.

In considerazione delle condizioni precarie del Palazzo Bocchi, il Commissario si era orientato alla sua vendita, magari alla vicina Cassa di Risparmio, che aveva manifestato il proprio interesse. Egli aveva, allo scopo, già ottenuto il parere favorevole del Ministero della P.I.. Poi, però, decise di demandare la decisione tanto impegnativa al prossimo Consiglio, che stava per essere ricostituito in base al nuovo Statuto.

Ricostituzione del Consiglio di Amministrazione: 1991 – 2012

Ultimi cambiamenti nella gestione del patrimonio e delle Scuole

Dopo varie traversie per la sua redazione, il nuovo statuto della Fondazione, proposto dal Commissario ed esaminato dall’Amministrazione Comunale, viene approvato dalla Regione Veneto nel 1990. Il nuovo statuto porta a cinque i componenti il CDA: uno nominato dalla Regione, uno dalla Diocesi, uno dal Distretto Scolastico (in seguito dall’Ufficio Scolastico Provinciale) e due dal Comune.

In questo periodo vengono venduti gli ultimi terreni del Lascito Bocchi. Orientano in questa direzione la scarsa redditività, i frequenti lavori di manutenzione richiesti dai fabbricati rurali, la necessità di reperire fondi per restaurare il Palazzo Bocchi “la cui vetustà e fatiscenza” rendono impossibile la locazione, e infine l’esigenza di manutenzione straordinaria e di messa a norma dei locali scolastici di proprietà della Fondazione (Liceo classico e Linguistico).

Con la delibera n. 61 del 13 novembre 1992, al prezzo base di 775 milioni, viene bandita un’asta per la vendita del Fondo rustico denominato “Amolara”, di Ha 34.71.24. La gara, però, va deserta; pertanto viene indetto un secondo esperimento con la stessa base d’asta il 2 luglio 1993, dopo aver verificato presso l’UTE la congruità del prezzo.

Successivamente il Consiglio di Amministrazione, con la delibera del 3 dicembre 1993, vende l’area ad un privato adriese per 812 milioni.

Con una precedente delibera del 16 settembre 1993 erano stati messi all’asta anche tre lotti del Fondo detto “Ampio”: per complessive Ha. 2.61.86, a un prezzo base lire 68 milioni per il primo lotto, di 132 milioni per il secondo e di 97 milioni per il terzo.

Il secondo lotto viene alienato a Pianta Costruzioni, per un importo di 133 milioni di lire.

Il terzo viene venduto a due signori di Adria per 167 milioni.

Il primo, dopo due esperimenti d’asta, viene acquistato per lire 70 milioni, sempre da Pianta Costruzioni.

Il ricostituito Consiglio di Amministrazione, accantonato il proposito di vendita del Palazzo Bocchi, ha operato per il suo completo restauro.

Il progetto viene approntato nel 1996 dall’ing. Gianfranco Scarpari[21]. Il preventivo di spesa è notevole: oltre un miliardo di lire. Dovendo, perciò, reperire, per la ristrutturazione del Palazzo, ulteriori fondi, dopo quelli ricavati con l’alienazione dei terreni, il Consiglio di Amministrazione vende nel 1999, per 500 milioni (250 pagati dal Comune e 250 dalla Provincia), anche l’ala est (quella costruita nel 1933) del Liceo Bocchi.

Il Palazzo Bocchi viene restaurato da cima a fondo, rispettandone le caratteristiche, in accordo con la Sovrintendenza per i Beni Architettonici del Veneto; i lavori durano un paio d’anni.

La ditta costruttrice, Edilferro s.r.l. di Porto Viro, si aggiudica i lavori con un ribasso del 7,98 % sulla base d’asta di Lire 1.056.000.000. Dopo la perizia di variante, il costo complessivo, Iva inclusa, è di 1.118.267.000 lire, senza contare i costi per la sistemazione dei locali ad uso commerciale del piano terra e per l’arredamento degli ambienti.

E così il Consiglio di Amministrazione può affittare al Comune, per uffici, buona parte del Palazzo, riservando per la Fondazione una sala e un ufficio per ospitare incontri, la raccolta delle stampe e la propria sede.

In questo periodo la competenza sulla gestione di tutti gli istituti superiori, in base alla Legge n. 23 del 1996, era passata alle Province, per cui anche ad Adria, la Provincia subentra al Comune, dal 1 gennaio 1998, nella gestione degli edifici del Liceo.

Costante è stato, in questo periodo, l’impegno della Fondazione per il sostegno alle scuole e agli studenti. Al Consiglio ricostituito va anche il merito di aver riscoperto e valorizzato la collezione di stampe del Lascito, le quali versavano in condizioni pietose. Sono state restaurate presso l’Abbazia di Praglia e sono state di nuovo tutte incorniciate, visto che da tempo erano scomparse le “cornicette settecentesche”, cui faceva cenno una lettera del 1925, inviata alla Fondazione dalla Sopraintendenza all’Arte Medievale e Moderna di Venezia.

L’ultimo Consiglio di Amministrazione, nominato nel 2009, ha sentito l’esigenza di ammodernare il funzionamento amministrativo della Fondazione, rinnovando le attrezzature dell’ufficio, informatizzando le operazioni contabili, la tenuta dei verbali, l’archivio e la corrispondenza. Sono state inserite in Internet anche informazioni sull’Ente.

Nel 2011 il patrimonio edilizio della Bocchi è stato incrementato con l’acquisto di un appartamento nel Condominio Narciso in Via Carducci, utilizzato poi da studenti stranieri che frequentano il Conservatorio Musicale “A. Buzzolla” di Adria.

Una proprietà in enfiteusi… al limite del ridicolo

Sapete che la Fondazione possiede anche oggi due vaste aree, che sono state concesse in enfiteusi[22] perpetua al Comune nell’Ottocento? Si tratta dei “Giardini Bocchi”: l’area triangolare compresa tra il Canal Bianco e l’attuale Corso Garibaldi (fino al 1940 ramo secondario del Canal Bianco, detto “Canalin”), come si può vedere nella mappa allegata.

Il Comune la prese in enfiteusi nel 1881, poiché nel 1878 aveva progettato di costruirvi le Scuole elementari maschili. Il Progetto, non realizzato, è esposto nella Sala Consigliare del Comune di Adria.

L’altra area, ceduta in enfiteusi al Comune nel 1884 e nel 1925, comprende la zona allora chiamata “ortaglia” vicina al Ginnasio: praticamente una parte del quadrato compreso tra Via Molinterran, Via Umberto I°, l’Istituto di Ragioneria e la Scuola d’Infanzia “Gregnanin”.

Volete sapere quanto il Comune paga alla Fondazione per queste aree? 0,76 centesimi all’anno. 1.471,57 lire nel 1880 erano una somma considerevole, purtroppo, però, essa non è stata più rivalutata. Il Consiglio di Amministrazione, pur avendone la possibilità, come nel 1945, ha esplicitamente rinunciato a chiedere una rivalutazione, dato il “fine propostosi dal Fondatore Dr. Carlo Nob. Bocchi di essere utile alla sua città natale”[23]. In tempi recenti, invece, la Fondazione ha chiesto al Comune se intendeva affrancare queste aree diventandone a tutti gli effetti proprietario, ma l’Amministrazione Comunale non ha mai risposto, e tantomeno ha proposto un adeguamento del canone enfiteutico!

Il proprietario non ha la possibilità di rivalutare unilateralmente il canone, secondo quanto hanno suggerito alcuni esperti legali, che sono stati consultati, e secondo quanto stabilisce una normativa piuttosto incerta, vista anche la obsolescenza di “livelli” ed “enfiteusi”, istituti giuridici decaduti o in disuso.

Sarebbe preferibile un accordo che, ci si augura, possa prima o poi realizzarsi tra Fondazione e Comune, superando così una situazione più comica che seria.

Anche i frati Cappuccini della Parrocchia della Tomba hanno avuto un’area in enfiteusi: quella su cui sorge l’Oratorio. Però il rapporto con la parrocchia è stato più lineare. L’area, presa in enfiteusi nel 1926, per un canone annuo di 420 lire, dal parroco padre Giacinto Ambrosich[24], è stata affrancata nel 1950, per lire 45.000. Ambrosich, in quel momento vescovo di Chioggia, autorizzava l’affrancazione, effettuata dal parroco Padre Basilio da Montecchio.

Modifiche del Palazzo Bocchi

Molti pensano che il Palazzo Bocchi comprendesse, fino al 1927, anche la parte Sud dello stabile e che questa sia stata ceduta alla Cassa di Risparmio. Qualcuno lo afferma in alcune pubblicazioni, ma la cosa, a nostro avviso, non risponde a verità. E’ facile crederlo perché l’altezza in gronda dell’edificio, a sud del Palazzo Bocchi, dà l’impressione che la parte più vicina al Palazzo, di proprietà dell’ex-Cassa di Risparmio, formasse fino a non molto tempo addietro un unico blocco; del resto il portone, il poggiolo, l’atrio al pian terreno e tutta l’armonia del Palazzo fanno pensare che esso doveva essere completo a Sud. Invece, è almeno dal 1873, che il Palazzo Bocchi è strutturato così, basta osservare la mappa riprodotta e che si può vedere nell’atrio del Palazzo a piano terra. Già allora l’edificio era monco a sud, con una configurazione uguale a quella giunta fino all’inizio degli attuali lavori nell’ex-Cassa di Risparmio dell’anno 2012. Si può leggere nella mappa che la proprietà della parte Sud era di Guido Bocchi, evidentemente un parente del nostro Carlo.

Ma allora quando è stata tagliata la parte sud del palazzo? Consultando i due catastici, quello napoleonico e quello austriaco, si nota come nel periodo napoleonico c’era un’unica proprietà, un unico numero di particella catastale, e quindi verosimilmente un unico palazzo; nel periodo austriaco le proprietà diventano due e quindi il palazzo viene dimezzato. Pertanto si può dedurre che il Palazzo assuma l’aspetto attuale negli anni che vanno dagli inizi del 1800, catasto napoleonico, al 1848, anno di adozione del catasto austriaco.

Le vertenze tra Fondazione e Comune di Adria

I rapporti fra Comune e Fondazione, come è già stato scritto, sono stati intensi, ma non sempre tranquilli. L’Ente ha fatto spesso scelte a vantaggio della città, agevolando il compito degli amministratori del Comune; basti pensare alla grande area agricola alla sinistra del Canal Bianco, da Valliera verso Adria che, in fasi successive, è stata, ad esso, ceduta per la costruzione dell’Adriatica, delle case del borgo XXV Luglio, della scuola elementare e della zona Peep.

Ci sono stati dei momenti in cui, a nostro avviso, non è stato tenuto in adeguata considerazione quanto previsto dall’art. 7 del Regolamento del 1874, che stabiliva: “La Deputazione amministrerà l’asse patrimoniale della Fondazione Bocchi in modo che a questo sia mantenuto il proprio carattere di Ente Morale autonomo affatto indipendente dal Comune”. Sempre secondo il Regolamento, solo se i fondi non bastavano per le spese dell’Istituto Bocchi, la Deputazione doveva presentare i propri bilanci al Comune in modo che lo stesso potesse “stanziare la somma necessaria all’andamento” e verificare che fosse spesa a vantaggio del Ginnasio.

Il Comune, invece, forse perché abituato alla gestione diretta della sostanza Bocchi prima del 1874, arrivò ad assumere un ruolo di controllo diretto. Nel 1893, ad esempio, i Consiglieri Comunali, con sindaco Benedetto Scarpa, dopo aver ascoltato l’on. Antonio Casellati, il quale osservava che la “gestione della sostanza Bocchi viene di fatto quasi concentrata in quella del Comune per cui si riafferma nel convincimento della opportunità che, se possibile, ciò avvenga legalmente” e il presidente della Fondazione e anche consigliere comunale (allora non esisteva incompatibilità tra i due ruoli) on. Cavaglieri, che dice “di desiderarlo esso pure come persona, ma ritenerlo difficile per gli ostacoli” che possono essere posti da chi nomina i deputati, deliberano non solo che il Bilancio Preventivo e Consuntivo siano approvati dal Consiglio Comunale, ma anche che “durante l’anno nessuna spesa nuova non preavvisata sarà dalla Deputazione sostenuta senza speciale approvazione del Consiglio Comunale”. La delibera viene approvata dal Consiglio Comunale all’unanimità. Lo stesso ordine del giorno viene fatto proprio anche dal Consiglio della Fondazione pochi giorni dopo.

Non sempre, però, l’Ente è stato così succube del Comune e, in più occasioni, ha rivendicato concretamente la propria autonomia amministrativa

Ciò è avvenuto, in particolare, in due periodi: quando il Comune non intendeva pagare l’affitto dei locali della Fondazione adibiti a scuole e, dal 1999 al 2009, per una vertenza sul versamento dell’ICI, riguardante gli edifici scolastici.

La vertenza per il pagamento, non effettuato, degli affitti da parte del Comune alla Fondazione è durata molti anni.

La Deputazione da sempre aveva concesso in uso gratuito, per molto tempo con un fitto “figurativo” di 6.000 lire, i locali per il Ginnasio e per il Liceo, per l’Istituto Professionale per il Commercio e per l’Avviamento Professionale.

Però, sia per la necessità di fondi per la manutenzione degli edifici, ma anche perché la legislazione poneva a carico dei Comuni e delle Province il mantenimento delle Scuole, la Fondazione veniva sollecitata dall’autorità tutoria, cioè dal Ministero, ad esigere il pagamento degli affitti. Il Presidente cominciò, nel 1967, a chiedere al Comune il pagamento degli affitti degli ultimi dieci anni, per il Liceo Classico e per l’Istituto Professionale di Stato per il Commercio.

Nel maggio del 1972, a seguito dell’ispezione amministrativo-contabile, il Ministero aveva invitato in modo perentorio il Presidente della Fondazione, avv. Gino Guarnieri a:

– recuperare i fitti arretrati dal 1957/58 al 1970/71 dovuti dal Comune di Adria, costituendo in mora il Comune e iniziando gli atti necessari per il recupero di 35 milioni e 700 mila lire;

– addebitare all’Amministrazione Comunale tutte le somme spese per la manutenzione ordinaria dei locali di proprietà della Fondazione in uso alle scuole superiori;

– farsi pagare l’affitto dal Pretore per l’alloggio da lui occupato nel Palazzo Bocchi.

Il Comune, rappresentato allora dal sindaco Mario Badio, nel marzo del 1973, non solo invocava il testamento del Bocchi per affermare che la Fondazione doveva concedere i locali per le scuole in uso gratuito, ma anzi chiedeva alla stessa di pagare gli arretrati di 5 anni di 30.000[25] lire, dato l’impegno che all’atto della sua costituzione, nel 1874, la Fondazione aveva assunto di sostenere il Ginnasio. Il Presidente, avv. Gino Guarnieri replicava che nulla era dovuto al Comune visto che “gli edifici sono stati a disposizione del Comune e che la Bocchi ne ha sempre sopportato gli oneri”.

Successivamente il Commissario della Fondazione, nominato anche per riscuotere gli affitti arretrati del Comune, faceva presente al Sindaco che l’Ente, nel tempo, aveva conosciuto un depauperamento delle sue proprietà a vantaggio per lo più del Comune. Perciò egli aveva chiesto una perizia al riguardo all’Ufficio Tecnico Erariale di Rovigo sui canoni dovuti. Era palese, inoltre, la contraddizione fra l’Amministrazione comunale e l’Amministrazione Provinciale; la prima che si rifiutava di pagare l’affitto per ambienti contigui a quelli, utilizzati per il Liceo Scientifico, per i quali la seconda versava regolarmente l’affitto. Il Commissario, inoltre, faceva appello alla Convenzione tra Comune e Ministero del 1888, con la quale era stato affidato al Municipio il compito di provvedere alle spese per i locali del Ginnasio, sottolineando che la Fondazione nella Convenzione non veniva neppure citata.

Di fronte alla resistenze del Comune, che non intendeva saldare il debito di ben 204 milioni, il Commissario, anche su richiesta dell’ispettore ministeriale, nel 1981 ha intentato una causa civile, ottenendo nell’anno successivo, la disponibilità dell’Amministrazione Comunale ad una transazione.

L’accordo trovato prevedeva il pagamento del canone di affitto in 7 milioni annui per il periodo dal 1877 al 1981 e, per gli anni antecedenti il 1977, l’impegno del Comune al versamento della somma di 100 milioni, che la Fondazione si impegnava ad utilizzare per la manutenzione degli istituti che versavano in condizioni critiche.

La diatriba, però, non è finita lì, perché, dieci anni dopo, nel 1990, il Commissario si trova costretto a citare ancora una volta in giudizio il Comune per ottenere il pagamento degli affitti arretrati dal 1986.

La vertenza, anche in questo caso, si chiude con un accordo extragiudiziale e il pagamento dei canoni arretrati.

Nel 2010 la Fondazione ha posto termine all’altro contenzioso con l’Amministrazione comunale, quello per il pagamento dell’ICI sugli edifici scolastici. La causa era iniziata nel 1999, quando la Bocchi, che aveva pagato regolarmente l’ICI dal 1993 al 1999 sugli edifici adibiti a scuole, chiedeva al Comune la restituzione dei 68 milioni versati, facendo riferimento alla normativa che esentava dall’ICI gli stabili utilizzati per attività scolastiche. Il Comune si rifiutava di restituire le somme pagate. La Fondazione invocava anche le sue finalità sociali e non di lucro, ma il Comune in questa circostanza si è dimostrato inflessibile. Allora essa, dopo una denuncia al Tribunale di Rovigo, sezione di Adria, che si è dichiarato incompetente, ha fatto ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale, citando il Comune di Adria. La sentenza della Commissione, nel dicembre 2008, ha respinto il ricorso della Fondazione, argomentando che gli edifici scolastici hanno diritto all’esenzione solo se l’Ente li gestisce direttamente e non se li affitta ad altri, come nel caso di specie.

La causa, in sé piuttosto complessa, è durata una decina d’anni. L’attuale Consiglio di Amministrazione ha deciso di non continuarla, visto che si rischiava di alimentare le spese per i legali, con seri dubbi sull’esito finale.

Altre vertenze minori con Comune hanno riguardato la costruzione di una palestra su terreno di proprietà della Fondazione e l’edificazione di una scuola elementare in località Campo.

Il difficile rapporto tra Comune – Fondazione e Diocesi: la questione del Canonicato

Oltre alla controversia relativa alla gestione del Ginnasio, cui si è accennato nel primo paragrafo, un motivo del contendere tra Comune – Fondazione e Diocesi è stato anche il Canonicato: una questione complicata e difficilmente riassumibile in poche righe. Nel suo testamento Carlo Bocchi “a maggior decoro della Chiesa Cattedrale di Adria” aveva scritto: “istituisco un Canonicato … con la rendita annuale di lire austriache 104,70, equivalenti a 1830 lire venete”, che svolgerà gratis il “carico o di Maestro o di Rettore Economo nello Stabilimento di Educazione”. Il Vescovo, Antonio Calcagno il 20 dicembre 1839, aveva istituito il Canonicato, che venne nello stesso anno riconosciuto giuridicamente come Ente morale. Furono nominati Canonici e Prefetti del Ginnasio prima Pietro Colli, poi Emanuele Kaubeck; quest’ultimo fino al 1872. Nella fase di passaggio tra i due canonici, nel 1852, durante il periodo di vacanza del canonicato, tra Comune e Chiesa ci furono i primi screzi. I Vescovi successivi al Kaubeck, inoltre, non provvidero all’attuazione del Canonicato che rimase a lungo vacante, stante la difficoltà di conciliare l’incarico ecclesiastico con quello di responsabile di una scuola diventata comunale e, nel 1888, regia. La Fondazione, dal 1874, ha sempre versato una tassa annuale per uno “stallo in coro” e la quota annua spettante al “canonicato Bocchi” per le spese capitolari, ma il canonicato restava vacante.

Molte sono le lettere di protesta del Vescovo indirizzate al Prefetto e alla Fondazione. Ne citiamo una del Presule Antonio Polin del 1903, in cui egli rifiuta la nomina di un proprio rappresentante nel Consiglio di Amministrazione dell’Ente “essendosi voluto cambiare lo scopo, l’indirizzo e la Direzione del Ginnasio Bocchi di questa città contro la volontà del Benefico Testatore che lo ha istituito”, e si lamenta che “siano riuscite inefficaci le pratiche cominciate fino dall’anno 1897[26] e condotte fino all’anno 1899 per la nomina del titolare al Canonicato istituito dallo stesso Fondatore, in questa mia cattedrale, e di cui informai ampiamente il regio Prefetto”.

Così si procedette per diversi decenni, con la Bocchi che versava una somma modesta (ad esempio nel 1926 è stata di lire 157,75) al Capitolo della Cattedrale per la prebenda del Canonicato “vacante” e la Chiesa che si dichiarava insoddisfatta. Doppiamente scontenta, come abbiamo visto, perché si vedeva sottratto il Ginnasio non più “Vescovile”, e ancor meno “Seminario”, e non sostenuto il Canonicato. Nelle sue proteste il Vescovo citava sempre la il testamento del Bocchi, dichiarando che coloro che amministravano il suo patrimonio non solo non rispettavano la volontà del testatore, ma la tradivano apertamente.

Nel 1949 la Fondazione riceveva dall’Arciprete della Cattedrale, Mons. Pietro Mazzocco, la richiesta di un adeguamento della prebenda in vista della ricostituzione effettiva del Canonicato. Si raggiunse un accordo per la concessione di 45.000 lire annue per il mantenimento del Canonicato. La somma veniva, in seguito, versata solo per qualche anno, però la Curia vescovile sottolineava l’insufficienza della rendita, ai fini della retribuzione del canonico.

La Fondazione da un lato tralasciava di versare la somma pattuita, dall’altra concedeva dei contributi “una tantum” di fronte a precise richieste della parrocchia della Cattedrale. Come nel 1958, quando Mons. Pietro Mazzocco si rivolgeva alla Fondazione, chiedendo un contributo per procedere alla rinnovazione della Sala Capitolare della Chiesa Cattedrale e rilevando, in proposito, che da tempo non veniva versato alcun contributo per lo stallo del coro canonicale, intestato al dr. Nob. Carlo Bocchi. Il Consiglio di Amministrazione allora concedeva un contributo di 200.000 lire, in considerazione anche del fatto che la Sala Capitolare era adibita a biblioteca.

Il 20 ottobre 1965 fu concesso alla parrocchia della Cattedrale un ulteriore contributo di 200.000 per ultimare il Centro Sociale in Adria “allo scopo di adunare la gioventù maschile”, che in parte frequentava le scuole secondarie.

Successivamente la questione “Canonicato” venne chiusa da un accordo tra la Fondazione e la Chiesa Cattedrale con l’elargizione di due milioni di lire: 1.200.000 lire da versare alla Curia vescovile per essere impiegata per la costituzione della Congrua a favore dell’eligendo Canonico presso il Ministero dell’Interno, Direzione Generale Fondo per il Culto, congrua da rimanere poi a carico del Ministero medesimo, e lire 800.000 a favore della stessa Curia per le spese necessarie a favore dell’eligendo Canonico. In questo modo la Fondazione si riteneva sollevata da ogni ulteriore onere al riguardo e “tacitava ogni obbligo passato”. La concessione dei due milioni, deliberata nel 1966, è andata in esecuzione nel 1974, dopo innumerevoli lettere tra i vescovi Mazzocco – Rosina – Mocellini, la Fondazione, il Provveditorato, l’Avvocatura dello Stato e il Ministero della P.I.; alla fine questi due ultimi “tutori” concedevano l’autorizzazione. Il Consiglio sosteneva che la somma concessa per la ricostituzione del Canonicato doveva essere considerata “una tantum”, con la precisazione che “nulla più sarà tenuta a versare la Fondazione … alla Veneranda Curia Vescovile, la quale dovrà pure confermare che la costituzione del Canonicato “Bocchi dr. Nob. Carlo” non potrà mai, per alcun motivo, essere revocata”. I Consiglieri esprimevano il desiderio che “lo Stallo Canonicale, intestato a Carlo Bocchi, fosse occupato da un sacerdote, insegnante di Religione presso il Liceo”. L’anno successivo, il Commissario straordinario, rag. Silvio Marzola, pagava altre 8.000 lire per “il canone di decima per un livello relativo allo stallo del coro, intitolato al Bocchi” per gli anni 1970-1974.

Da allora i rapporti fra Fondazione e Parrocchia della Cattedrale – Diocesi sono stati sereni; la Diocesi ha continuato a nominare regolarmente uno dei Consiglieri.

Va ricordato, infine, che sempre, anche nei periodi di rapporti tesi tra Fondazione e Vescovo, ogni anno, il 26 novembre, giorno di San Bellino, patrono della diocesi e data di nascita del Bocchi, che si chiamava Carlo Belino, una messa in suffragio veniva fatta celebrare, in Cattedrale, dagli amministratori della sostanza Bocchi, come stabilito dal testamento del 1836.

La sede della Fondazione

Secondo il Regolamento del 1874, La Fondazione doveva avere “la sua cancelleria in un locale del Ginnasio”. Sappiamo, invece, che la sede nel tempo ha cambiato collocazione. Alla fine del 1800 le riunioni si svolgevano presso il Municipio, poi, invece all’inizio del 1900, venivano tenute in via del Ginnasio, al numero civico 1286, evidentemente presso il Ginnasio; la via del Ginnasio poi, dal 1908, viene denominata via Francesco Bocchi. Alcune riunioni, anche in questo periodo, si svolgevano, però nello studio dell’avv. Tretti, in Piazza del Grano. Dal 1909 in poi, le riunioni della Deputazione tornano in Municipio nel “Gabinetto della Giunta” prima e “nell’Ufficio di Amministrazione presso il Municipio” poi. E lì restano fino al 1976, quando il Commissario Straordinario, Silvio Marzola, trasferisce la sede in una stanza al piano terra del Liceo Bocchi.

Il fatto che la Fondazione avesse la sede presso il Comune spiega come ci sia stata una complicità con l’Amministrazione comunale, a volte eccessiva, nella gestione dell’Ente e dei suoi beni[27].

Anche il ricostituito Consiglio, dal 1992, si riunisce nell’Ufficio di Amministrazione presso il Ginnasio-Liceo “C. Bocchi”. Solo col restauro del Palazzo Bocchi e la sua destinazione a uffici, la Fondazione trova collocazione in una sede propria e indipendente, in Corso Vittorio Emanuele n. 78, e dal 4 maggio 1998 il CdA tiene le proprie sedute nella sala riunioni, abbellita dalla raccolta di stampe antiche.

La natura della Fondazione, il suo governo e l’autorità tutoria

Gli atti costitutivi della Fondazione sono i due decreti Regi, già citati: quello del 1874 e quello del 1902. Allo Statuto attuale si arriva nel 1990.

I Decreti Regi e l’attuale Statuto hanno stabilito le finalità e la composizione del Consiglio di Amministrazione; va ricordato anche che, a differenza dei Commissari e dei Segretari, i quali ricevevano una retribuzione, i Presidenti e i Consiglieri hanno sempre svolto il loro ruolo gratuitamente.

Le caratteristiche da possedere per essere nominati Consiglieri oggi sono: non essere amministratori comunali, essere cittadini residenti in Adria e “essere particolarmente qualificati nel campo della cultura e impegnati nel campo sociale”, oltre a non avere motivi di incompatibilità.

Scorrendo l’elenco dei Deputati del passato, sembra che, per essere nominati Consiglieri e Presidenti della Bocchi, allora fosse necessario essere stati Amministratori del Comune o persone appartenenti alla ristretta cerchia della classe dirigente della città. Ma è interessante notare come, nel ventennio fascista, le nomine fossero indirizzate a chi possedeva certe precise caratteristiche: avere svolto il servizio militare con onore, avere ricoperto cariche nelle organizzazioni fasciste… ma anche essere coniugato. Il Prefetto, ad esempio nel 1938, rifiuta la proposta del Podestà di Adria di nominare il signor P.V.S., perché “celibe”: allora viene nominato G.B, coniugato e “prossimo ad aver prole”.

Nel tempo però sono cambiate, almeno parzialmente, le finalità della Fondazione e anche la legislazione sugli “enti morali” e sulle “persone giuridiche”. Il Comune ha a lungo, fino all’adozione del nuovo Statuto nel 1990, esercitato un controllo sugli atti fondamentali della Fondazione (bilanci), anche col rischio di metterne in discussione l’autonomia e l’indipendenza. Però nel corso degli anni si è imposto il controllo da parte di altri enti superiori, in particolare del Ministero della Pubblica Istruzione che rivendicava, già a fine 1800, questa prerogativa come una sua competenza, esercitata attraverso gli organi periferici, Prefettura e soprattutto Provveditorato agli Studi.

Nell’anno 1900 il Prefetto e il Ministero hanno avanzato precise richieste in ordine al loro diritto al controllo sui bilanci della Deputazione, in quanto “Ente morale”. Una precisazione sulla natura della Bocchi era stata fornita dalla Prefettura di Rovigo 7 anni prima, nel 1893, quando, in una comunicazione, scriveva che la Fondazione “non è un’opera pia[28] – in quanto rivolta alla generalità degli abitanti – e nemmeno può essere una dipendenza del Comune di Adria”. Per la verità in questa lettera, indirizzata al Sindaco di Adria, la Prefettura invitava il primo cittadino a “esaminare se fosse opportuno di sopprimere la Deputazione Amministrativa … essendo venuto meno lo scopo principale pel quale … è stata creata”, che era quello “di provvedere all’ordinamento degli studi e alla nomina dei professori”. Il suggerimento non fu accolto e la Deputazione continuò ad operare, avendo trovato, nel sostegno al Ginnasio e alle altre scuole superiori della città, le ragioni della propria esistenza.

Le incertezze sulla natura della Fondazione, però, sono continuate. Come sono proseguite le richieste dell’autorità tutoria alla Deputazione, di agire in modo autonomo rispetto al Comune e di sottoporre i propri bilanci al controllo di enti superiori.

Il Presidente della Fondazione, Casellati, nel 1904, confermava al Prefetto che la Deputazione Bocchi era autonoma e indipendente e doveva solo comunicare i bilanci al Comune senza essere da esso controllata.

In una lettera, datata 28 settembre 1921, il Provveditore agli Studi giudicava legittimo, in base al D.L. n. 1230 del 1915, il controllo del Comune, però affermava che deve esserci anche il controllo dello Stato, tramite la Giunta Provinciale per le Scuole Medie. Tale competenza è passata, nel 1933, alla Giunta Regionale per le Scuole Medie di Venezia.

A norma degli articoli 31 e 32 del Codice civile, il 24 giugno 1940, la Fondazione chiedeva e otteneva l’iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche presso il Tribunale di Rovigo.

Negli anni successivi la inadeguatezza dello Statuto della Bocchi, risalente al 1874, risultava sempre più evidente. Il Ministero della Pubblica Istruzione, con lettera del 2 marzo 1967, comunicava di ritenere “necessario promuovere una completa revisione delle norme di organizzazione della Fondazione”, e suggeriva al Consiglio di Amministrazione l’adozione di un nuovo Statuto basato sui seguenti criteri:

– essendo “esaurito lo scopo originario fondamentale (il mantenimento di un ginnasio), “il nuovo fine prevalente della Fondazione” fosse “individuato e stabilito nell’erogazione delle borse di studio agli studenti che frequentino istituti di istruzione secondaria”;

– si potevano anche “erogare sussidi alle Casse scolastiche” e “mantenere studenti in convitti e educandati”;

– il Consiglio di Amministrazione doveva essere composto di tre membri: uno, il Presidente, nominato dal Ministero, e scelto tra i Presidi della Provincia, e due consiglieri, designati dalla Giunta comunale di Adria;

– il controllo degli atti fondamentali (bilanci, acquisti e vendite) doveva essere svolto dal Ministero.

Seguirono comunicazioni fra Fondazione, Provveditorato e Ministero. Il Consiglio di Amministrazione non condivideva il parere del Ministero sul venir meno della finalità originaria e individuava l’obiettivo fondamentale non nell’erogazione delle borse di studio, ma nel mantenimento (edifici e attrezzature) delle scuole superiori; proponeva, poi, che i consiglieri non fossero 3 ma 5 e che il Presidente fosse un cittadino “che goda, in Adria, maggior prestigio e considerazione, e possa, per probità e competenza, garantire una retta e saggia Amministrazione”.

Con delibera n. 97, del 12 gennaio 1968, viene predisposto dal Consiglio un nuovo Statuto: le norme assomigliano, in linea di massima, a quelle attualmente in vigore, per quanto riguarda le finalità; per la composizione del Consiglio dei 5 membri, che avrebbero dovuto durare in carica 5 anni, si prevede: un Presidente nominato dal Provveditorato agli Studi, due consiglieri scelti dalla Giunta municipale, uno dal Vescovo e il Preside pro-tempore del Ginnasio – Liceo Bocchi. Il Ministero non approva lo Statuto perché non erano state recepite in toto le sue indicazioni del marzo 1967, per cui l’Amministrazione ne appronta nel 1969 uno nuovo; un motivo del contendere, all’interno dello stesso Consiglio di Amministrazione, è la presenza o meno del rappresentante del Vescovo; la maggioranza è favorevole, ma un consigliere si dichiara contrario.

Con l’ordinanza commissariale n. 13, del 7 giugno 1977, il Commissario, Silvio Marzola, adotta un nuovo Regolamento, che viene approvato dal Provveditorato agli Studi, che si limita a modificare l’art. 4 del Regolamento proposto dal Commissario, stabilendo che la nomina del Consiglio di Amministrazione non deve essere fatta con un decreto del Ministro, ma con quello del Provveditore. Secondo l’art. 5 di questo Regolamento il Consiglio deve essere formato da cinque membri: tre membri designati dal Provveditorato agli Studi (di cui uno scelto tra i presidi di Adria) e due nominati dal Comune di Adria.

Il Regolamento resta però inefficace, anche perché le competenze sul controllo della Fondazione stanno per passare alla Regione Veneto.

Gradualmente, infatti, le Fondazioni non sono più sottoposte alla vigilanza del Ministero ma a quella delle Regioni. In una lettera del 20 maggio 1976 del Ministero della P.I. indirizzata al Commissario Marzola, si affermava che “le funzioni amministrative esercitate dagli organi dello Stato sulle Fondazioni scolastiche si devono considerare trasferite alla Regioni”, in base al D.P.R. n. 3 del 1972.

E’, però, col D.P.R. n. 616 del 1977 che viene delegato alla Regione l’esercizio delle funzioni amministrative di organi centrali e periferici dello Stato, concernenti le persone giuridiche disciplinate dall’art. 12 del Codice civile, la cui attività è attinente all’assistenza scolastica e si esaurisce nell’ambito di una sola regione. La Legge della Regione Veneto n. 55 del 1982 disciplina ulteriormente tale competenza. Ed è proprio durante questo anno che il controllo degli atti della Fondazione, dopo il parere favorevole in merito del Provveditorato e del Ministero della P.I., passa alla Regione, che, infatti, provvede alla nomina del nuovo Commissario Straordinario, Ferruccio Marzano, al posto di Silvio Marzola.

La nomina del nuovo Commissario del 19 ottobre 1988 ha un sapore polemico, perché la Regione lamenta che il Commissario in carica, nonostante i ripetuti solleciti, non abbia presentato un nuovo Statuto “conforme alla nuova normativa”. Il Marzola, come abbiamo visto, aveva elaborato un Regolamento, che evidentemente non era in sintonia con il nuovo contesto che stabiliva il ruolo determinante della Regione. Essa sollecita il neo-Commissario Straordinario a redigere uno Statuto con particolare attenzione alle finalità e alla individuazione degli Enti che devono designare i consiglieri, in modo da passare rapidamente alla ricostituzione del Consiglio di Amministrazione. Cosa che in effetti avviene nel giro di un paio d’anni. Nel luglio del 1989 il Commissario manda al Comune e alla Regione la proposta di Statuto, e la Regione, il 26 gennaio 1990, approva il nuovo Statuto e alla fine del 1991 ricostituisce il Consiglio di Amministrazione.

La questione Statuto non finisce lì, perché nel maggio 1990 si pone il problema della Fondazione “S. Giorgio”[29], che gestiva una Casa di accoglienza per ragazzi in condizioni di disagio famigliare a Rosolina Mare. Il Commissario Marzano pensa ad una fusione tra i due Enti, “Bocchi” e “S. Giorgio”, e modifica lo Statuto in questo senso, inserendo le finalità di agevolare non solo “il ricovero e mantenimento, anche in colonia, dell’infanzia residente nella provincia di Rovigo” dai 6 ai 14 anni, ma anche, in caso di calamità, “di persone e famiglie rimaste senza tetto”, “il ricovero e il mantenimento, anche in colonia, di famiglie” e “l’organizzazione e gestione dei soggiorni climatici”. La questione dà luogo ad un serrato dibattito nel Consiglio comunale di Adria, che esprime parere negativo, perché, mentre la minoranza vede nella modifica un rafforzamento del ruolo della Bocchi, la maggioranza del Consiglio teme che la fusione modifichi la natura della Fondazione, facendole assumere un carattere assistenziale che la allontana dagli scopi del testatore. La Regione Veneto, però, nonostante il parere negativo del Comune, approva, con decreto del 26 giugno 1991, le modifiche statutarie.

Il nuovo Consiglio, insediato nel 1991, nell’ottobre del 1994, verificato che le finalità assistenziali sono state “introdotte unicamente per consentire il conglobamento della Fondazione per l’assistenza all’infanzia “San Giorgio” e che tale “inglobamento non appare perseguibile”, visto che era emersa la possibilità di aggregazione all’I.R.A.S. di Rovigo, cancella le modifiche introdotte nel 1991, ritenendo che, in questo modo l’Ente è fedele agli scopi originari e “all’attuale contesto sociale e culturale”. Il Comune, ovviamente, approva questa modifica. Anche la Regione formula in data 16 maggio 1995 parere favorevole e si torna pertanto alle finalità stabilite nello statuto del 1990.

Un’integrazione dello Statuto viene fatta nel 1994, per inserire il nuovo Regolamento riguardante il Revisore dei Conti, come previsto dalla Legge Regionale n. 45 del 1993. Diversi sono i Revisori che da allora hanno svolto gratuitamente questa funzione, anche se il regolamento prevedeva un compenso; dal 2009 il Revisore dei conti della Fondazione è il rag. Giordano Braga.

Col D.P.R. del 10/02/2000 n. 361 la competenza per il Registro delle persone giuridiche è passata alla Prefettura e alla Regione (per enti già sottoposti alla vigilanza della Regione) e proprio in quest’anno, 2012, la Fondazione ha perfezionato la propria iscrizione nel Registro Regionale del Veneto delle persone giuridiche, aggiornando lo Statuto sul piano formale, non modificando né le finalità né gli organi statutari.

La gestione amministrativa dell’Ente è sempre stata affidata ad un segretario; per lo più si trattava di impiegati comunali che, secondo quanto previsto dalla Legge Crispi sugli enti di assistenza e beneficienza, potevano svolgere queste mansioni in aggiunta al loro lavoro.

La Fondazione ha avuto pochi segretari: possiamo parlare di segretari di “lunga durata”, perché, mentre i consigli di Amministrazione, per lo più, si sono succeduti con frequenti cambiamenti, alcuni segretari hanno curato l’amministrazione per lunghissimi periodi, come:

– Giusto Mancini, senza interruzioni, segretario dal 1908 al 1948;

– Godermondo Franzoso dal 1952 al 1967;

– Luigi Martini dal 1967 al 2008.

Il sostegno alle attività culturali della città

La storia della Fondazione è stata legata alla storia del Ginnasio Liceo Carlo Bocchi, soprattutto nell’800, quando essa gestiva direttamente il Ginnasio e assumeva i docenti.

La sua istituzione ha conferito stabilità sia all’amministrazione del patrimonio sia alla vita del Ginnasio.

Il ruolo della Bocchi non è venuto meno neanche quando il Ginnasio è diventato “governativo” nel 1888, perché essa ha continuato a contribuire alle spese di funzionamento del Ginnasio e delle altre scuole superiori, che sono via via sorte in città. La Deputazione, inoltre, versava ogni anno al Comune una somma, che è variata nel tempo, per il funzionamento del Ginnasio.

Diverse sono le modalità con cui si è concretizzato il sostegno alle scuole e agli studenti: borse di studio, contributi agli alunni in disagiate condizioni economiche, aiuti diretti alle scuole: sia occasionali, in riferimento a richieste specifiche, sia costanti, come negli ultimi anni.

La Fondazione ha anche offerto un sostegno ad alcune attività culturali della città, privilegiando quelle ritenute dal Consiglio di maggior rilievo. Ha sostenuto Associazioni ed Enti culturali e iniziative in occasione di particolari celebrazioni, come il Giubileo del 2000.

Ha organizzato diversi concorsi e ricerche. Ne citiamo alcuni, ricordando che lo Statuto, in vigore, indica tra le finalità: “Programmare e realizzare iniziative di promozione culturale con particolare riferimento alle attività che coinvolgono studi e ricerche degli studenti delle scuole secondarie superiori di Adria”.

Per onorare il poeta Marino Marin, nel suo 90° compleanno nel 1950, il presidente Cavazzini ha indetto un concorso per l’assegnazione di due premi letterari per monografie sulle opere del poeta: uno di 20.000 lire riservato agli studenti e l’altro, di 60.000, aperto a tutti i cittadini. La Giuria era composta dai professori Ermanno Tartara, Arturo Rossi ed Elia Maestri. Il concorso ha avuto uno strano andamento, non solo perché hanno partecipato pochi concorrenti (un solo studente che si è aggiudicato il premio), ma anche perché l’assegnazione dei premi è avvenuta ben 6 anni dopo, nel 1956, tra le proteste di chi aveva partecipato al concorso che chiedeva di conoscerne l’esito. Di mezzo c’era stata l’alluvione del 1951, il cambio degli Amministratori della Fondazione, però… 6 anni non sono pochi!

Nel 1976 è stato indetto un concorso per una monografia su Carlo Bocchi: sulla sua vita e sulle sue opere; i vincitori, Monica Stefani e Paolo Ruzza, avevano presentato un lavoro che ancor oggi è lo studio più approfondito esistente sul Benefattore.

In occasione del 240° anniversario della nascita di Carlo Bocchi, nel 1992, il Consiglio di Amministrazione ha indetto un concorso “Bocchi dr. Nob. Carlo e il suo tempo”. E’ stato vinto dall’unico concorrente, Tiziano Bedetti, con la pregevole monografia: “Vita musicale ad Adria al tempo di Carlo Bocchi”, di cui si conserva copia presso la sede della Fondazione.

Nel mese di dicembre 2010, la Fondazione ha indetto due concorsi: uno rivolto agli studenti delle scuole medie, sul tema “Adria nel Risorgimento”, e l’altro per gli studenti delle scuole superiori, su “Adria e il Delta nel Risorgimento”. I concorsi sono stati, poi, inseriti durante il 2011 nel Calendario Provinciale e Regionale degli eventi per celebrare il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia; sono stati stanziati premi in denaro per un ammontare complessivo di € 3.000,00.

L’8 ottobre 2011 si è svolta presso l’Auditorium “Saccenti” della città, alla presenza della Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Rovigo, dott.ssa Tiziana Virgili, dell’Assessore alla Cultura, del vice-Prefetto, la cerimonia di premiazione dei vincitori dei Concorsi sul Risorgimento. Nell’occasione è stata fatta da alcuni studenti del Liceo Scientifico, guidati dal prof. Antonio Lionello, una rievocazione storica del Risorgimento. Sono stati anche presentati i lavori dei vincitori, consistenti, per le medie, in un depliant sul contributo di Adria al Risorgimento e, per le superiori, in un cd-rom sul Risorgimento ad Adria e nel Delta, con la proiezione dei video prodotti dai vincitori del concorso.

Borse di studio e contributi gli studenti

La premiazione degli studenti, che ottengono i migliori risultati scolastici, non è una novità per il Ginnasio Bocchi se, nel 1869, il Prefetto Emanuele Kaubeck, in una comunicazione al Comune, annunciava per il giorno 18 agosto alle ore 9 la “solenne consegna dei premi”.

In epoca più recente, si è iniziato ad assegnare borse di studio nell’anno 1960, in occasione della realizzazione di un busto alla memoria del poeta adriese Marino Marin; busto che fu scoperto il giorno 8 ottobre 1960, alla presenza del sottosegretario alla Pubblica Istruzione, on. Giovanni Elkan. La Deputazione, per contribuire al ricordo del poeta, decise di istituire due borse di studio: una di 30.000, per l’allievo più meritevole e in condizioni di bisogno del Ginnasio, e una di 20.000 per un allievo della Scuola Media governativa di Adria; ci fu anche l’impegno di attribuire pure negli anni successivi tali borse.

Nel 1965 ne vengono erogate tre da 30.000 per studenti del Ginnasio-Liceo.

Il Ministero della Pubblica Istruzione, nel 1967, come abbiamo già scritto, aveva suggerito alla Fondazione di occuparsi prevalentemente dell’assegnazione di borse di studio agli studenti.

Questo tema diventa un motivo di confronto tra il Ministero, il Provveditorato e la Fondazione, che, alla fine, si orienta verso l’assegnazione di numerose borse di studio agli studenti, in particolare a quelli che, abitando lontano da Adria, avevano necessità di un aiuto per soggiornare in città.

Per cui se nel 1967 ci fu l’attribuzione di due sole borse di 30.000 lire per gli studenti del Ginnasio-Liceo Bocchi, nel 1968 si ha un salto di qualità, con l’istituzione di ben 20 borse di studio di 50.000 lire, da assegnare ad alunni, meritevoli e in disagiate condizioni economiche, delle scuole superiori della città (5 al Liceo Bocchi, 5 all’Istituto Magistrale Badini, 4 al Liceo Scientifico, 3 ai Ragionieri e 3 all’Itis).

Nel 1969 ne vengono concesse 22, di 50.000 lire ciascuna, a studenti “capaci e meritevoli e in disagiate condizioni di famiglia” frequentanti le locali scuole di istruzione secondaria superiore. Nell’anno scolastico 1973 diventano 32, da 50.000 lire ciascuna.

Nel 1975, col Commissario Straordinario, ne vengono assegnate 60: 40 per gli studenti delle scuole superiori, di 100.000 lire, e 20 per gli allievi delle medie, di 50.000 lire.

Le borse di studio negli anni cambiano sia di numero, sia di entità, dovendo, ovviamente, adattarsi alla perdita di valore del denaro, a causa dell’inflazione.

Nel 1988 sono ben 78 da 300.000 lire ciascuna. Scendono a 56 da 400 mila lire nel 1989, poi aumentano a 67 nel 1991. Dal 1992 sono abbassate a 50 – da tale anno il numero rimane invariato – ma vengono aumentate a 500 mila lire.

Anche la divisione fra i diversi istituti superiori rimane pressoché costante: 15 al Liceo “Bocchi”, 12 a Liceo Scientifico “Galilei” – Itis, 10 all’ITC “Maddalena”, 4 all’I.I.S. “Colombo”, 9 all’IPSSAR “Cipriani”; è variata, invece, l’entità, passando a 600 mila lire nel 2001, a 350 euro nel 2002, a 500 € per gli anni dal 2003 in poi.

I criteri di assegnazione delle borse di studio sono cambiati nel tempo: solo in alcuni anni sono state erogate anche a studenti della scuola media inferiore, mentre per la maggior parte degli anni scolastici sono state assegnate a studenti delle scuole superiori.

All’inizio venivano attribuite in parte per “merito” e in parte “per merito e bisogno”. Ad esempio, per l’anno scolastico 1994/95 delle 50 borse di studio, 27 sono state conferite per merito e bisogno e le rimanenti 23 per solo merito. Dall’anno scolastico 1998/99 sono state assegnate solo per i buoni risultati scolastici, probabilmente perché le dichiarazioni dei redditi non erano considerate documento affidabile per certificare l’effettiva condizione di bisogno.

La graduatoria dei vincitori, nei primi anni, veniva formata dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione, a volte servendosi di una commissione nominata ad hoc. Nel 1992 tale compito viene delegato alle scuole, per cui l’Ente fissa i criteri e assegna le borse di studio, ma le graduatorie degli aventi diritto vengono formate dalle singole scuole superiori.

Nel 2009 viene modificato il bando sull’assegnazione delle borse di studio, inserendo fra le 50 una di € 1.000 per il miglior allievo di ognuno dei cinque istituti superiori della città, lasciando a 500 € le rimanenti 45, per un costo totale annuo di € 27.500,00. Per allargare la platea degli aventi diritto, si stabilisce, inoltre, che uno studente non possa vincere la borsa per più di due anni e che non sia necessario fare domanda, ma soltanto ottenere ottime valutazioni.

La premiazione delle borse di studio è stata effettuata spesso con una cerimonia pubblica, caratterizzata da una certa solennità, presso l’aula magna di un istituto superiore, con concerti di musica.

L’attuale Consiglio di Amministrazione ha voluto conferire alla consegna delle borse un particolare rilievo, per premiare l’impegno nello studio ed evidenziare l’importanza della scuola e della cultura, organizzando un evento nella cornice prestigiosa del Teatro Comunale della città. Ha invitato, oltre agli allievi, anche i loro genitori ed amici, i Sindaci dei Comuni di residenza dei ragazzi e i Dirigenti Scolastici. Nell’occasione della manifestazione, si è tenuto un concerto: una serie di brani di percussioni e di colonne sonore tratte da film, a cura del Conservatorio di Musica “A. Buzzolla” di Adria, nel febbraio 2010; una apprezzata esecuzione di Canti Risorgimentali, eseguiti dalla Corale Adriese e dal Coro Soldanella, nel febbraio 2011, in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia; e un concerto di brani “classici” di musica leggera, eseguiti dal duo acustico “Tener Duende” della scuola di musica e danza, “Akcademia” di Adria, nel dicembre 2011.

Nell’archivio della Fondazione sono conservati tutti gli elenchi delle migliaia di studenti delle scuole di Adria che hanno usufruito delle borse di studio.

Uno degli impegni statutari della Fondazione è l’erogazione di assegni di studio a favore di studenti frequentanti le scuole della città di Adria ed appartenenti a famiglie in disagiate condizioni economiche e sociali.

Perciò, negli anni passati, sono stati concessi contributi a diversi allievi, al di fuori dell’assegnazione delle borse di studio e, quindi, a prescindere dal merito, coinvolgendo anche i dirigenti scolastici; in realtà questi interventi, nell’ultimo decennio, si sono diradati, forse, più che per assenza delle condizioni di bisogno, perché questa possibilità non è molto conosciuta.

Contributi alle scuole

La Fondazione, nei suoi 138 anni di vita, ha operato soprattutto, come si è visto, a favore del Ginnasio-Liceo, ma anche delle altre scuole superiori, finché sono rimaste nella sua orbita: Corso Magistrale, Scuola Tecnica, Scuola Complementare, Avviamento Professionale, Istituto Professionale per il Commercio, Istituto Tecnico Commerciale e Liceo Scientifico. Tali istituti, prima di assumere un nome e una sede propria, si chiamavano anch’essi Istituti “C. Bocchi”. Si può verificare negli archivi una quantità grandissima di assegnazione di somme di denaro, di fornitura di libri, di suppellettili, di strumenti per i laboratori; come pure si può constatare l’effettuazione di innumerevoli interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, quando non addirittura la vera e propria costruzione di edifici, come abbiamo precedentemente riferito.

Il 15 marzo 1945, ad esempio, viene deliberato di accordare al Comune di Adria un contributo di 25.000 lire per il funzionamento del Liceo (Istituto) Magistrale, per il pagamento “indennità di emergenza” ai docenti.

Si è arrivati fino a finanziare, nel 1962, una stazione di canottaggio per gli studenti del Bocchi.

Dar conto di tutti questi contributi alle scuole, medie inferiori e superiori, sarebbe un’impresa ardua. Annotiamo solo che, negli ultimi decenni, nella concessione di somme di denaro si sono privilegiati i Licei classico e Scientifico e le Scuole medie, in considerazione del fatto che tali istituti hanno goduto, soprattutto in passato, di minori trasferimenti finanziari da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.

I contributi negli anni recenti si sono stabilizzati per un totale annuo di € 22.500,00, suddiviso in 3.500 € a ognuna delle Scuole Medie e in 7.500 € a ognuno dei due Licei.

Dal 2010 la Fondazione ha cercato, inoltre, di intervenire con contributi rispondenti a progetti specifici, presentati dalle scuole di Adria, per potenziare la loro offerta formativa. Infatti, oltre ai contributi ordinari, la Fondazione ne ha erogato anche uno straordinario di € 1.500,00, finalizzato all’acquisto di attrezzature per la creazione di un Laboratorio di Scienze, all’Istituto Comprensivo Adria Due e € 1.500,00, destinati all’acquisto di strumenti per il Laboratorio per gli allievi diversamente abili, all’Istituto Comprensivo Adria Uno.

La Fondazione, inoltre, ha anche organizzato in proprio qualche iniziativa: nella Sala “Carlo Bocchi”, nel mese di dicembre 2010, si è tenuta una conferenza dell’ing. Alberto De Toni, preside della Facoltà di Ingegneria di Udine e Presidente della Commissione Ministeriale sul “Riordino dell’Istruzione Tecnica e Professionale”, sul tema: “La Riforma della Scuola Superiore”, con la presenza dei Dirigenti Scolastici di tutta la Provincia.

Negli anni recenti il Consiglio di Amministrazione ha continuato ad acquistare alcuni libri di storia e di cultura locale, che poi sono stati forniti alle biblioteche delle scuole medie e superiori di Adria, con un impegno di spesa di limitata entità.

La Fondazione ha partecipato negli ultimi due anni alla realizzazione di due eventi culturali di rilievo: il 20 novembre 2010 si è svolto, nella sala del Circolo Unione, un convegno sul “Collezionismo Adriese”, in cui è stata presentata la ricerca della dott.ssa Francesca Rinaldi, sui “reperti archeologici provenienti da Adria e facenti parte del Museo di Padova”; ricerca sostenuto da una borsa di studio concessa dalla Fondazione. I risultati, pubblicati sul fascicolo “Collezionismo passione antiquaria ad Adria”, a cura del Gruppo Archeologico Adriese “Francesco Bocchi”, sono stati poi illustrati dalla dott.ssa Rinaldi, nell’aula magna dell’Istituto Badini, agli allievi del Liceo Classico “C. Bocchi”.

L’11 dicembre 2010, la Fondazione è stata tra gli enti promotori, presso il Museo Archeologico di Adria, di un convegno di studi su Francesco Gerolamo Bocchi, importante archeologo adriese dell’800.

Progetti futuri

La Fondazione ha deliberato il finanziamento della pubblicazione di due ricerche, che verranno edite nel 2012: a) una catalogazione delle stampe antiche esposte nella sua sede; il catalogo, curato dalla dott.ssa Barbara Ceccato, verrà stampato presso l’editrice Il Poligrafo di Padova e permetterà una conoscenza adeguata della Collezione delle stampe antiche del Bocchi; b) una ricerca sulle iscrizioni greche sulla ceramica del Museo Nazionale di Adria, svolta dalla dott.ssa Damiana Baldassara, docente presso l’università di Ca’ Foscari di Venezia; il testo, che potrà delineare il ruolo svolto dalla città di Adria nell’epoca antica,  verrà pubblicato nella collana “Diabeseis” per i tipi della Casa Editrice ETS di Pisa, con una diffusione nazionale. Per le due pubblicazioni la Fondazione si avvarrà anche di un contributo di Bancadria, Credito Cooperativo del Delta.

Per il futuro l’Ente, in primo luogo, dovrà continuare, in base alle finalità statutarie, a sostenere gli studenti e le scuole superiori della città. Per poterlo fare dovrà gestire in modo scrupoloso il patrimonio ereditato.

Però la Fondazione ha anche qualche altro progetto nel cassetto.

Il più rilevante è la creazione, nella mansarda del Palazzo Bocchi, di un Museo civico – Pinacoteca.

A questo scopo nel 2010, il Consiglio di Amministrazione ha presentato alla Regione la domanda per un finanziamento della realizzazione di una “Collezione Bocchi, museo di Adria, città del Delta del Po”.

Il progetto punta all’ampliamento dell’esposizione permanente delle stampe, esistente nella “sala Bocchi”, all’interno del Palazzo, con la creazione di un’ampia “Collezione Bocchi”, come vero e proprio museo civico della città, comprendente sia una pinacoteca sia reperti vari provenienti dalla Collezione Bocchi e da altre collezioni pubbliche e private.

La Fondazione possiede nel Palazzo omonimo una grande mansarda, che, nel corso del restauro effettuato su progetto del 1996 dall’ing. Gianfranco Scarpari, era stata risanata, con l’intenzione di adibirla a pinacoteca.

Il sottotetto, con le travature scoperte, come si può verificare dalla foto allegata, si presenta come un luogo di notevole fascino e assolutamente adatto al tipo di utilizzo cui lo si vuol destinare.

Fino ad oggi non è stato possibile realizzare l’obiettivo di farne una pinacoteca/museo civico per varie difficoltà insorte. Perciò, attualmente adibita a deposito di pratiche degli uffici del Comune, la mansarda si presenta inadeguata dal punto di vista edilizio, priva dei necessari impianti (elettrico, idraulico, di riscaldamento-condizionamento, di sicurezza, di eliminazione delle barriere architettoniche), e quindi bisognosa di un intervento di restauro finalizzato alla creazione di uno spazio espositivo idoneo e a norma.

La città di Adria possiede indubbiamente diversi beni culturali di grande pregio che derivano dalla sua storia millenaria: il Museo Archeologico Nazionale, le Chiese – con le testimonianze paleocristiane e medievali – l’archivio comunale ricco di documenti storici e quello della Cattedrale; ed è così la porta naturale del Delta del Po, a cui è legata per il suo passato.

La documentazione del ruolo che la città ha svolto in tutto il periodo, che va dalla fine dell’epoca antica a quella moderna, può contribuire, in modo significativo, al rilancio culturale e turistico della città. Si tratta, perciò, di un’operazione culturale di grande valore cui sono chiamate a dare il loro contributo non solo tutta la cittadinanza, ma anche le grandi realtà economiche e politiche che intendano valorizzare in modo sostanziale e duraturo questo territorio, la sua storia, la sua identità. Un’identità aperta, non solo verso il passato, ma anche verso il futuro, perché il tessuto storico-artistico è una risorsa fondamentale per uno sviluppo che non si misuri in termini puramente quantitativi, ma sia denso di significati e di spessore culturale.

I reperti possono così parlare delle caratteristiche di un territorio, del dipanarsi attraverso i secoli della sua vita, della memoria storica di una città e di un’area geografica – il Delta del Po – che è venuta ampliandosi grazie ad opere idrauliche di enorme portata, come il “Taglio di Porto Viro”, le bonifiche ottocentesche, l’innalzamento degli argini per impedire le alluvioni.

Non ci si propone però la costituzione di un museo civico come realtà statica; sarà realizzata, infatti, anche una parte mobile della Collezione/Museo, con “percorsi tematici”, che ogni anno vedrà l’esposizione di testimonianze della Famiglia Bocchi e di altre raccolte presenti in città o provenienti da altre località.

I percorsi tematici saranno sviluppati in modo da favorire l’interattività e il coinvolgimento dei visitatori, con strumenti digitali e pannelli “touch screen”.

I beni storico – artistici, che potrebbero trovare sistemazione nella Collezione Bocchi/Museo Civico, sono molteplici:

– alcuni dipinti ora collocati nel Palazzo comunale, nella Biblioteca e in altri edifici pubblici del Comune, per lo più di provenienza dalla “Collezione Bocchi”, di cui si i può trovare un breve catalogo nel Numero Unico della Pro Loco dell’anno 2003;

– stampe della Fondazione, della Biblioteca comunale e della sede municipale;

– raccolta di monete e di medaglie collezionate dalla Famiglia Bocchi;

– alcuni documenti pregiati e significativi presenti nell’archivio comunale antico;

– documenti dell’archivio della Fondazione Bocchi;

– reperti archeologici di epoca medievale, rinascimentale e moderna;

– Sala Risorgimentale;

– testimonianze sulla storia della città dal punto di vista civile, musicale, artistico e religioso.

Di questo progetto si è parlato molto nella nostra città e i giornali, da trent’anni, riportano pareri e proposte di esperti di storia locale e di esponenti politici interessati alla cultura. Nel 2003 è stata addirittura ideata una associazione per il museo civico, con tanto di statuto e di regolamento. Finora non si è riusciti a passare dalle parole ai fatti, cosa che nella nostra città succede troppo spesso, perché si frappongono ostacoli, idee diverse e piccole gelosie. Ci auguriamo che non succeda anche questa volta e che si riesca, invece, a pensare in grande, ad avere coraggio, a mettere insieme la Fondazione Bocchi, l’Amministrazione comunale, la Pro loco, altri Enti e privati cittadini. Siamo convinti che molti adriesi non solo sosterrebbero la costituzione del Museo della città, ma, a fronte della garanzia di una adeguata custodia, sarebbero anche disponibili a dare in comodato molti quadri e cimeli, ora conservati nelle loro abitazioni.

Conclusione

A distanza di 138 anni dalla nascita della Fondazione e da 176 anni dal testamento di Carlo Bocchi che ne è della sua eredità?

Il patrimonio in parte è stato conservato.

La Fondazione, nonostante le molte vendite e i pochi acquisti, conserva ancora diversi beni. Non ha più terreni, ha soltanto alcuni edifici in città: il Palazzo Bocchi, sito in Corso Vittorio Emanuele, con tutti i locali in affitto a esercizi commerciali, che danno su Corso Vittorio Emanuele, su Piazza Bocchi e su Via Ruzzina; inoltre la sezione “rossa” del Liceo “Bocchi”, gli uffici in Corso Mazzini e l’appartamento di Via Carducci. Dall’affitto di questi fabbricati la Fondazione ricava le risorse per i suoi interventi scolastici e culturali.

Del patrimonio del Lascito fanno parte anche le stampe che si possono ammirare nella sede di Corso Vittorio Emanuele. Una parte di esse è andata dispersa, come pure alcuni quadri ad olio presenti in un catalogo della sostanza Bocchi del 1873. Tra i dipinti di cui si è persa traccia c’è quello di Ugo Boccato, acquistato dalla Fondazione nel 1948, assegnato al Liceo in custodia e collocato in Presidenza.

Anche i libri sono passati in gestione alla Biblioteca Comunale e al Ginnasio.

Nell’archivio comunale antico e in quello della Fondazione ci sono decine di buste contenenti gli aspetti amministrativi, i contratti, la documentazione di vari lavori, dei rapporti con gli inquilini e delle cause giudiziarie. Si può ricostruire tutta la lunga storia di chi ha avuto in affitto i terreni e gli edifici del centro città, di chi ha lavorato per la costruzione e il restauro dei fabbricati dell’Ente.

E le finalità della donazione?

Il Ginnasio-Liceo classico di Adria, dopo aver ricevuto dalla sostanza Bocchi l’impulso iniziale e la possibilità di vivere fino alla sua statalizzazione nel 1888, ha proseguito e prosegue la sua strada.

La Fondazione, avendo realizzato il proposito fondamentale di Carlo Bocchi, ha dovuto riprogettarsi. E ha trovato un proprio ruolo nel sostegno diretto non solo al funzionamento del Liceo, ma anche a quello delle altre scuole superiori, occupandosi degli edifici, provvedendo alla loro manutenzione, al loro ampliamento, con una funzione di supplenza nei confronti degli enti locali, in particolare del Comune, che ben volentieri ha delegato alla Fondazione questi compiti fino a quanto è stato loro possibile. Quando l’Ente, sollecitato in questo senso dal Ministero della Pubblica Istruzione, alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, ha rinunciato a questo ruolo di supplenza e si è impegnato al sostegno del diritto allo studio degli studenti, ha cominciato ad erogare contributi agli studenti più meritevoli e/o bisognosi.

Ciò che ha segnato, però, la continuità nell’operato del Lascito Bocchi, dall’istituzione del Ginnasio nel 1841 ad oggi, e che non è mai venuto meno, è il sostegno all’attività didattica del Ginnasio-Liceo e delle altre scuole medie e superiori della città, attraverso la fornitura di libri, di attrezzature e di strumentazioni per i laboratori. Un sostegno che ha permesso alle scuole di Adria di avere una marcia in più, di arricchire la loro dotazione e la loro offerta formativa.

Dai tempi di Carlo Bocchi ad oggi la scuola superiore è molto cambiata; ora è frequentata non più da un’esigua minoranza, ma dalla quasi totalità dei giovani. Il ruolo sempre più decisivo che la conoscenza gioca nello sviluppo economico e sociale – al punto che l’Unione Europea da tempo punta ad essere la più “competitiva e dinamica Economia della conoscenza al mondo” – apre per la Fondazione un ampio campo di impegno a favore dell’istruzione superiore, della ricerca culturale, della formazione spirituale. Ambiti in cui Adria rischia di accumulare ritardi rispetto a centri urbani più dotati di istituti di istruzione terziaria e di corpose istituzioni culturali. Affrontare queste sfide, a vantaggio dei giovani e della città, è il modo migliore per valorizzare il patrimonio Bocchi e rispondere, in modo sostanziale, ai nobili propositi del grande Benefattore. Benefattore, cui, sarebbe auspicabile, fosse, per riconoscenza, nuovamente intestata la Piazza che insiste sui suoi giardini e che a lui era dedicata, come risulta dalla cartolina allegata del 1905 e da un articolo di giornale del 1914.[30]

 

[1] Archivio Fondazione Bocchi, busta n. 50; di molte altre citazioni non diamo i riferimenti d’archivio per non appesantire il testo.

[2] Sulla biografia di Carlo Bocchi vedi 240° Anniversario dalla nascita di Carlo Bocchi (1772 – 1992), Cronologia e appunti biografici, Antonio Lodo, Adria, 1992; vedi anche Carlo Bocchi, la sua vita e le sue opere, Paolo Ruzza e Monica Stefani: il testo della ricerca, che ricostruisce in modo esauriente le vicende più importanti della vita di Carlo Bocchi,  è conservato presso A.F.B. busta n. 18.

[3] Nominato il 29/07/1811 dal Prefetto di Venezia, Salvagna.

[4] ACA, busta 699.

[5] ACAA, buste n. 798 e n. 672.

[6] La Bolla di nomina, del 19.12.1834, del vescovo Calcagno, emanata da S.S. Gregorio XVI, dichiarava: ”Volumus etiam…Seminarium ad praescriptum Concili tridentini in civitate Adriensi instituas et alumnis provideas…”

[7] Francesco De Lardi, Indicazioni Storico-Archeologico-Artistiche utili ad un Forestiero in Adria, Venezia 1851, pag. 39.

[8] Monumento in marmo, fatto erigere dal Comune,  disegnato dall’adriese nob. Luca Antonio dott. Lupati, ingegnere civico, eseguito dallo scultore Gradenigo di Padova, ibidem, pag. 40.

[9] Sulla istituzione e sulla vita del Ginnasio – Liceo “Bocchi”, e sui contrasti tra Comune e Vescovo, vedi il testo di Giuseppe Pastega, Il Ginnasio Liceo Carlo Bocchi di Adria, Apogeo 2003. Vedi anche gli annuari Il Liceo-Ginnasio C. Bocchi nel trentesimo anniversario della sua istituzione, Padova 1963  e Fondazione Bocchi – Amministrazione comunale, Annuario 1963-1988: nel centenario della istituzione del Ginnasio Bocchi – Adria, 1989; il centenario non è riferito alla prima istituzione del Ginnasio, ma all’anno della sua statalizzazione.

[10] Da una dichiarazione di Turri e Vianello, A.C.A. Collegio Bocchi, busta n. 15.

[11] Il testo della Convenzione si trova presso A.F.B. busta n. 50.

[12] Delibera della Deputazione del 22 maggio 1888. A.C.A., Fondazione Bocchi, Registro n. 1 delle Delibere

[13] Lettera del Cancelliere vescovile, Giovanni Simoncello, per conto di Luigi Pellizzo, vescovo di Padova e Amministratore Apostolico di Adria., A.F.B., busta n. 31.

[14] I locali per la Scuola Tecnica sono stati “riattati e ampliati a cura della benemerita Amministrazione Bocchi”: Dante Lugo, L’istruzione pubblica in Adria, 1913, pag. 128.

[15] Il Regio Corso Magistrale, aggregato al Liceo, fu istituito nel 1913; nel 1921 fu intitolato a Luigi Groto. Nel 1921 viene interessato il prof. Silvio Raule, adriese, Capo di Divisione al Ministero della Pubblica Istruzione, in seguito alle voci che si erano diffuse sul trasferimento del Ginnasio Magistrale a Vittorio Veneto. Con la Riforma Gentile, nel 1923, il Corso Magistrale viene chiuso. Riapre, come Istituto Magistrale, nel 1936 e prende il nome da Giangiacomo Badini, soldato morto nella prima guerra mondiale e figlio del preside del Ginnasio nel 1891, Carlo Badini; per la Storia del Regio Corso Magistrale e dell’Istituto Magistrale, vedi  Quaderni del Bocchi-Badini, n. 2 Una scuola si racconta, Edizioni Liceo Classico “Bocchi” – Adria, 1999.

[16] Nel 1926, per il restauro dell’edificio per la Scuola Complementare, la Fondazione, presidente Ramello, fa un prestito di 65.000, da restituire in dieci anni, al Comune. Questo indirizzo, istituito dalla Riforma Gentile del 1923, sostituiva la “Scuola Tecnica”; nel 1930 la Scuola Complementare diventa “Scuola secondaria di Avviamento Professionale”.

[17] L’Avviamento Professionale prima dell’introduzione della Scuola media unica, nel 1962, era frequentato, dopo le elementari, da chi voleva imparare un mestiere.

[18] V. Fregatti, Dal Collezionismo le testimonianze di un’Adria tutta da scoprire, Tip. Medici, Adria 2004, pag. 35.

[19] Il 23 marzo 1919  è la data della Fondazione, in piazza San Sepolcro a Milano, dei Fasci di Combattimento, e il 25 luglio 1943 è la data della caduta del regime fascista. Secondo quanto scrive Aldo Rondina in Adria, la città, le sue vie, la sua storia, Apogeo, Adria 2009, pag. 268-272, le case sorgono ove prima si trovavano le “baracche de tola”. Agli atti della Fondazione (delibera n. 17 e n. 25 del 1927) si trova documentazione della concessione da parte dei Fratelli Gambato fino al 1927 e della Deputazione dopo il 1927 di campi 1 ¾ al Comune, che vi “ha collocate le capanne di legno per abitazione dei poveri”, dei “senza tetto”, in un’area del Fondo Ampio, in località Canaletti, di proprietà della Fondazione.

[20] Il Gazzettino, 31 gennaio 1943.

[21] Gianfranco Scarpari una vita narrata, scritti e testimonianza, Apogeo, Adria 2009, pag. 26 e 29.

[22] L’enfiteusi è un istituto giuridico, ormai quasi completamente in disuso, che concede all’affittuario ampi poteri di uso del bene; fu utilizzato soprattutto nell’800 per permettere agli agricoltori di avere pieni poteri sui fondi che coltivavano, con la possibilità per l’enfiteuta di affrancare il fondo divenendone proprietario.

[23] Dalla delibera n. 29 del 1945, Registro delle Delibere, A.F.B.

[24] Padre Giacinto Ambrosich, nato a Trieste nel 1887, è stato parroco della Tomba dal 1923 al 1936. Fu in seguito vescovo di Chioggia e nel 1951 vescovo di Gorizia.

[25] 30.000 è la somma che a lungo la Fondazione ha versato ogni anno al Comune.

[26] Il riferimento è al tentativo, fallito, di nominare canonico il Rev. Don Vittorio Marangoni.

[27] E’ quanto lamenta il Commissario straordinario, Silvio Marzola, in una lettera alla Regione Veneto del 1988, in cui segnala una gestione amministrativa che aveva ceduto al Comune aree della Fondazione a prezzi troppo favorevoli.

[28] La gestione amministrativa della Fondazione, in realtà, ha fatto riferimento per molti anni alla Legge Crispi sull’assistenza del 1890, la n. 6972.

[29] G. Bonfiglio-Dosio, Pianeta emarginazione: gli archivi delle istituzioni di assistenza e beneficienza, Rovigo, 1999, pag. 197: La Fondazione S. Giorgio è un ente morale, nato dalla sottoscrizione della città di Genova a favore del Polesine dopo l’alluvione del 1951. La Prefettura di Rovigo utilizzò le offerte per l’edificazione di una colonia marina che servisse all’assistenza dei minori dai 6 ai 12 anni e anche come centro di raccolta di eventuali alluvionati.

[30] Corriere del Polesine, 12 gennaio 1914.